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Il dott. Valli, di fronte al silenzio della Israel-lobby italiana (…chi tace acconsente…), esterna una seconda analisi

Posted: August 13th, 2012 | Author: Espedito Gonzales | Filed under: Archivio generale, Israel Lobby, Sionismo, Siria, Valli Gianantonio | Tags: , , , , , , , | No Comments »

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Riceviamo e pubblichiamo la

Seconda lettera del dottor Gianantonio Valli al signor Stefano Gatti

Gentile signor Stefano Gatti,

nella speranza che Lei concordi nuovamente sulla necessaria diffusione in ogni sede mediatica delle mie considerazioni, ardisco far seguito alla mia del 29 luglio.

Questa volta però, vista l’assenza di una Sua risposta, ho deciso di risparmiare busta, carta e francobolli per le destinazioni postali a Milano e Roma. Non me ne voglia se la somma risparmiata servirà ad acquistare altre pubblicazioni e volumi. Del resto, assicuro, si tratterà sempre di documentazione su di Lei e i suoi congeneri.

Per quanto a noi goyim, ed a me in particolare, ripugni perdere tempo in questioni inessenziali, ritengo pur sempre corretto aderire alla massima «chiedere è lecito, rispondere è cortesia». Ovviamente, quando si tratti di rispondere a quesiti gentilmente formulati, senza intenti polemici né volontà di aprire, ad esempio con Lei, una diatriba intellettuale.

Non entro quindi nel merito del problema Siria, sul quale abbiamo probabilmente visioni discordanti, e neppure tratterei della legittimità dello Stato degli Ebrei o dell’annosa questione «nazismo/neonazismo». Per la quale ultima mi sono già dilungato, sperando comunque di avere chiarito, con Sua soddisfazione, un problema culturale che forse tuttora La affligge.

Da informazioni raccolte, ho saputo che Lei sarebbe il responsabile di tale «Osservatorio sul pregiudizio antiebraico». Mi sarei maggiormente compiaciuto se la dizione fosse stata «Osservatorio sul giudizio antiebraico». Non ritenga che gli avversari dei Suoi congeneri siano sempre affetti da pre-giudizi, irrazionali e non documentati! Talora – certo raramente o forse mai secondo Lei – potrebbe trattarsi di post-giudizi. Giudizi cioè a posteriori, razionali e documentati. Ma non voglio sottrarLe ulteriore tempo per la Sua prestigiosa professione di Osservatore. Entro in argomento.

Al punto 5 della mia lettera Le avevo chiesto su quale mia nefandezza Lei basasse l’aggettivo «famigerato», usato per definire la mia persona. Non mi ha risposto. Taluno mi ha suggerito che il motivo poteva essere il mio radicale rifiuto dell’impostazione mentale dei Suoi congeneri. Talaltro, la mia ripugnanza per il Santo-che-benedetto-sia. Talaltro ancora, rifacendosi a più concrete analisi politiche, la mia irriducibile avversione ad essere preso per i fondelli.

Boh! Penso che, in mancanza di una Sua risposta, dovrò rassegnarmi a restare nell’ignoranza. Certo, non mi affiderò alla Giustizia Democratica né la inviterò coi padrini ad un appuntamento dietro il convento dei Carmelitani. Anche se «la giustizia deve essere di questo mondo». Anche se per l’Altro Mondo ho fatto mio il «Let din welet dayan» del sublime Acher (non per Lei, ma per i goyim traduco: «Non c’è giudizio né Giudice»). Invero, lascio ai Suoi congeneri deboli di mente la questione «retribuzione nel Mondo Avvenire». Deboli di mente, chiarisco, qualora ci credano davvero. Forti invece di mente, fortissimi e ammirevoli, qualora di tale superstizione abbiano impregnato, quale arma letale, la mente dei goyim. Abbia pazienza, ormai mi conosce, mi cito:

Per il goy Kevin MacDonald, docente di Psicologia alla Ca­li­fornia State Univer­sity, il giudaismo, al di là di tutte le tattiche che lo razio­na­lizzano quale religione, altro non è che «una strategia evolu­zionistica ecolo­gica­mente specializza­ta [...] sostanzial­mente centrata sulla difesa del gruppo», massi­mo tra i paradigmi di etnocentri­smo e competizione per il successo economico-ripro­duttivo, «una strategia di gruppo altruistica, nella quale gli interessi dei singoli sono subordinati a quelli del gruppo»: «”Ciò che importa davvero nella reli­gio­ne ebrai­ca non è l’immortalità del singolo ebreo, ma quella del popolo ebraico [...] Il futuro della nazione, e non quello dei singoli, resta l’obiettivo decisivo” [S.W. Baron, A Social and Religious History of the Jews, I e II, edito nel 1952 da The Jewish Publication Society of America]». Una strategia che ha portato nei millenni, con la voluta separazione degli ebrei dal resto dell’umanità, ad una sorta di «pseudo­spe­ciazione»: «Per coloro che si dispersero in civiltà estranee, anche dopo generazio­ni, “il giudai­smo fu in realtà non tanto la religione della madrepatria quanto la religione della razza ebraica; fu una religione nazionale non in senso politico, ma in senso genealo­gi­co” [G.F. Moore, Judaism in the First Centuries of the Christian Era: The Age of the Tannaim, I, Harvard University Press, 1927]. Di conseguenza, convertirsi “non signi­ficò entrare in una comunità religiosa, ma venire naturalizzati nella nazione ebraica, e cioè – dal momento che l’idea di nazionalità era razziale più che politica – essere adottati dalla razza ebraica”» (in MacDonald I), ribadendo che «possia­mo concepire il giudaismo soprat­tutto come un­’invenzio­ne culturale­, mantenu­ta in vita dai controlli sociali che operano per strut­tu­rare il comportamento dei membri del gruppo e caratte­rizzata da un’ideolo­gia reli­giosa che razionalizza all’inter­no del gruppo il comporta­men­to sia nei confron­ti dei membri del gruppo sia nei con­fronti degli estranei [that rationalizes ingroup beha­vior both to ingroup members and to outsiders]» (in MacDonald II).

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BIBLIOGRAFIA:

MacDonald K. (I), A People that Shall Dwell Alone – Judaism as a Group Evolutionary Strategy, Praeger, 1994

MacDonald K. (II), Separation and Its Discontents – Toward an Evolutionary Theory of Anti-Semitism, Praeger, 1998

MacDonald K. (III), The Culture of Critique – An Evolutionary Analysis of Jewish Involvement in Twentieth-Century Intellectual and Political Movements, Praeger, 1998

MacDonald K. (IV), An American Professor to Responds to a “Jewish Activist” – Dr. MacDonald’s Testimony in the Irving-Lipstadt Trial, «Journal of Historical Review» n.1/2000

MacDonald K. (V),  prefazione alla nuova edizione di  The Culture of Critique, 1stbooks Library  (in proprio), 2002, in  csulb.e­du/~kmacd/books-Preface.html

MacDonald K. (VI), Judaismus als evolutionäre Strategie im Wettstreit mit Nichtjuden, «Vierteljahreshefte für freie Geschichtsforschung» n.4/ 2006.

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La mia seconda domanda – priva di malizia come la prima – era tesa a sapere se Lei fosse «figlio degli autori del volume, tosto mandato al macero, Il quinto scenario, edito nel 1994 da Rizzoli, nel quale si avanza la tesi che ad abbattere l’aereo passeggeri su Ustica furono due caccia israeliani». In caso affermativo La avrei pregata di indirizzare i miei complimenti e il mio rammarico agli autori. I complimenti, per l’acutezza investigativa e l’indipendenza intellettuale mostrata nel trattare un tema tanto esplosivo. Il rammarico, perché il volume è stato distrutto dall’editore e mai più ristampato. Un rogo di libri, Lei m’intende! Dopo le querimonie di Avi Pazner, ambasciatore dello Stato degli Ebrei.

Infine, mi accorgo di essere incorso, nella precedente lettera aperta, in due inesattezze (ma anch’Ella, del resto, a parte i rilievi già da me formulati, ha definito «lungo discorso» la mia esposizione di soli tredici minuti… vedrà nelle prossime conferenze!).

La prima: ho traslato l’anno goyish 2012 nell’ebraico 5769, mentre chiunque sa che l’anno corretto è il 5772. Il 5772° anno dalla Creazione del Mondo.

La seconda: ho definito «avvocatessa» Donatella Di Cesare, per quanto la quarta di copertina specificasse che è «professore ordinario di Filosofia teoretica». Chiedo scusa per il mio blocco mentale. Invero, dopo avere letto l’opuscoletto liberticida Se Auschwitz è nulla – Contro il negazionismo, mi ero inconsciamente convinto che nessun docente di filosofia avrebbe potuto assemblare una tale accozzaglia di sofismi e spacciarli per ragionamenti. Forse, ma non ne sono sicuro, nemmeno un azzeccagarbugli. E chiedo scusa agli azzeccagarbugli.

Con osservanza

Cuveglio, 13 agosto 2012

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Fonte:
http://www.webnostrum.com/?p=1528

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Link a questa pagina:
http://espeditogonzales.altervista.org/2012/08/13/il-dott-valli-di-fronte-al-silenzio-della-israel-lobby-italiana-%E2%80%A6chi-tace-acconsente%E2%80%A6-esterna-una-seconda-analisi/

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Il dott. Gianantonio Valli reagisce e risponde agli attacchi della Israel lobby

Posted: July 30th, 2012 | Author: Espedito Gonzales | Filed under: Archivio generale, Israel Lobby, NWO, Sette, Sionismo, Siria, Testimonianze, Valli Gianantonio, Video | Tags: , , , , , , , | No Comments »

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Riceviamo e pubblichiamo per conto dell’autore e amico, il dott. Gianantonio Valli, un lettera in risposta alle diffamazioni e fango diffuse pubblicamente dalla Israel lobby italiana sul portale di Romaebraica.it (che riportiamo successivamente), in seguito al suo intervento durante la manifestazione a Milano in sostegno della Sira sotto attacco.

Tale setta, tramite uno dei suoi portaborse, Stefano Gatti, rappresentante di spicco del CDEC (Centro di Documentazione Ebraica Contemporanea, sovvenzionato dal governo italiano, cioe’ i contribuoenti, con 300 mila euro annui), ha cosi’ voluto sottolineare e confermare la presa di posizione e copertura ideologica e mediatica del sionismo italiano in favore del terrorismo internazionale che sta insanguinando la Siria.

Stefano Gatti ascese alla ribalta nella primavera del 2010, grazie alla signora Fiamma Nirenstein e alla sua Commissione Parlamentare sull’Antisemitismo, con la quale si pretendeva censurare e oscurare alcuni siti web italiani scomodi (soprattutto TerraSantaLibera.org e Effedieffe.com) , i quali proponevano articoli di cronaca sui crimini commessi in Palestina dall’entita’ sionista, nonche’ testi di analisi e critica culturale non graditi alla casta rabbinica.

Non potevano quindi il Gatti e il CDEC digerire l’intervento del dott. Gianantonio Valli in difesa della Siria e della liberta’ e identita’ dei popoli, ma soprattutto non poteva la setta sionista perdere un’occasione d’oro per giustificare la propria esistenza e la rapina di ben 300 mila euro annui ai danni del popolo italiano. Chissa’ se il portaborse dei portaborse, Mario Monti, tagliera’ questa spesa…

(Redazione di SyrianFreePress.net Network)

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Lettera del dott. Gianantonio Valli al:

signor Stefano Gatti,

presso CDEC, via Eupili 8, 20145, Milano

presso Comunità Ebraica Romana, largo Stefano Gaj Tachè, 00186, Roma.

“Gentile signor Stefano Gatti,

ho preso visione dello scritto comparso a Sua firma in data 26 luglio 2012, sito romaebraica.it, titolato «Comizio neonazista a Milano». Mi pregio puntualizzare:

1. la Siria, da Lei riduttivamente definita «degli Assad», è in realtà la Siria del popolo siriano, di cui è legittimo presidente il dottor Bashar al-Assad.

2. tra i promotori della manifestazione non c’erano organizzazioni «arabo islamiche» – sapiente l’uso del termine «islamiche», Lei mi capisce! – ma la Comunità siriana che si riconosce nel suo legittimo governo e difende, contro una feccia di tagliagole assassini, i legittimi interessi, morali e materiali, del popolo siriano.

3. i – da Lei definiti – «movimenti estremisti di sinistra e di destra» sono stati contattati, come pure singoli personaggi come il sottoscritto, dalla Comunità siriana. Tutti hanno aderito di buon grado alla testimonianza di libertà che veniva loro offerta e non hanno «promosso» un bel niente.

4. se Lei, come penso, ha visionato il filmato integrale del mio intervento, riterrà certo opera di Sua foga polemica l’avere scritto che io avrei «tessuto un ampio elogio dell’Iran degli ayatollah». In verità, ho usato il termine «Iran» due sole volte, senza giudizi di valore. Né «ampio» quindi, né «elogio». Il che, ovviamente, non toglie che, di fronte a realtà come l’attuale Stato degli Ebrei, la Repubblica Islamica dell’Iran sia un faro di luce e dignità umana.

5. vengo definito «famigerato esponente del neonazismo italiano». Ora, poiché l’aggettivo «famigerato» è sinonimo almeno di «malfamato», Le chiedo cortesemente su quale mia nefandezza Lei fondi tale termine. A mia conoscenza non sono mai stato eccepito né sanzionato, né ho mai compiuto azioni che qualunque persona ben nata possa giudicare disdicevoli.

6. l’uso del termine «neonazismo» è indebitamente polemico. Invero, non ho mai fatto parte di gruppi politici, né organizzati, né informali. La mia attività, di natura squisitamente intellettuale, è consistita nello studio, nell’analisi, nella formulazione di ipotesi e nell’arrivo a conclusioni dettate dal desiderio di allontanarmi quanto possibile dalla menzogna. Cioè, di avvicinarmi alla verità.

7. che tale volontà e l’impostazione culturale dell’intera mia vita permetta a me di definirmi «compiutamente fascista» – cioè, nazionalsocialista – non permette a Lei, ancorché spinto da interessata polemica, di definirmi «neonazista». A tale scopo, mi permetta di allegarLe la nota di apertura a quelli che Lei ha definito «enormi volumi di polemistica antisemita».

Gianantonio Valli, nato a Milano nel 1949 da famiglia valtelli­ne­se e medico-chirurgo, ha ● pubblicato saggi su l’Uomo li­be­ro e Orion; ● curato la Bibliografia della Repub­blica Sociale Italiana (19891), i saggi di Silvano Lorenzoni L’abbraccio mortale – Monoteismo ed Europa e La figura mostruosa di Cristo e la convergenza dei monoteismi, i libri di Joachim Nolywaika La Wehr­macht – Nel cuore della storia 1935-1945 (Ritter, 2003), Agostino Marsoner Gesù tra mito e storia – Decostruzione del dio incarnato (Effepi, 2009), Wilhelm Marr, La vittoria del giudaismo sul germanesimo (Effepi, 2011) e Johannes Öhquist, Il Reich del Führer (Thule Italia, 2012); ● redatto la cartografia e curato l’edizione di L’Occidente contro l’Euro­pa (Edizioni dell’Uomo libero, 19852) e Prima d’Israele (EUl, 19962) di Piero Sella, Gori­zia 1940-1947 (EUl, 1990) e La linea dell’Isonzo – Diario postumo di un soldato della RSI. Battaglione bersaglieri  volontari “Benito Mussolini” (Effepi, 2009) di Teodoro Francesconi; ● tradotto, del nazionalsocialista Gottfried Griesmayr,  Il nostro credo – Professione di fede di un giovane tedesco (Effepi, 2011).

È autore di: ● Lo specchio infranto – Mito, sto­ria, psi­co­logia della  visio­ne del mon­do elleni­ca (EUl, 1989), studio sul per­corso e il significato meta­storico di quella Welt­anschau­ung; ● Senti­men­to del fa­scismo – Ambiguità e­si­stenziale e co­eren­za poe­ti­ca di Ce­sa­re Pa­vese (Società Editrice Barbarossa, 1991), nel quale sul­la base del taccui­no «ritrova­to» evidenzia l’ade­sio­ne del­lo scrittore alla visione del mondo fasci­sta; ● Dietro il So­gno America­no – Il ruolo dell’e­braismo nella cinema­togra­fia statu­ni­ten­se (SEB, 1991), punto di partenza per un’opera di seimila pa­gine di formato normale: ● I complici di Dio - Gene­si del Mondiali­smo, edito da Effepi in DVD con volumetto nel gennaio 2009 e, corretto, in quattro volumi per 3030 pagine A4 su due colonne nel giugno 2009; ● Colori e immagini del nazionalso­cia­lismo: i Congressi Nazio­nali del Partito (SEB, 1996 e 1998), due volumi fotografici sui primi sette Reichsparteita­ge; ● Holocaustica religio – Fondamenti di un paradig­ma (Effepi, 2007, reimpostato nelle 704 pagine di Holocaustica religio – Psicosi ebraica, progetto mondialista, Effepi, 2009); ● Il prezzo della disfatta – Massacri e saccheggi nell’Europa “liberata” (Effepi, 2008); ● Schindler’s List: l’immaginazione al potere – Il cinema come strumento di rieducazione (Effepi, 2009); ● Operazione Barbarossa – 22 giugno 1941: una guerra preventiva per la salvezza dell’Europa (Effepi, 2009); ● Difesa della Rivoluzione – La repressione politica nel Ventennio fascista (Effepi, 20122); ● Il compimento del Regno – La distruzione dell’uomo attraverso la televisione (Effepi, 2009); ● La razza nel nazionalsocialismo – Teoria antropologica, prassi giuridica (in La legislazione razziale del Terzo Reich, Effepi, 2006 e, autonomo, Effepi, 2010); ● Dietro la bandiera rossa – Il comunismo, creatura ebraica (Effepi, 2010, pp. 1280); ● Note sui campi di sterminio – Immagini e statistiche (Effepi, 2010); ● L’ambigua evidenza – L’identità ebraica tra razza e nazione (Effepi, 2010, pp. 736); ● La fine dell’Europa – Il ruolo dell’ebraismo (Effepi, 2010, pp. 1360); ● La rivolta della ragione – Il revisionismo storico, strumento di verità (Effepi, 2010, pp. 680);  ● Trafficanti di sogni – Hollywood, creatura ebraica (Effepi, 2011, pp. 1360); ● Invasione – Giudaismo e immigrazione (Effepi, 2011, pp. 336); ● Il volto nascosto della schiavitù – Il ruolo dell’ebraismo (Effepi, 2012); ● L’occhio insonne – Strategie ebraiche di dominio (Effepi, 2012, pp. 604).

Ri­cono­scendosi nel solco del reali­smo pagano (visione del mondo elleno-roma­na, machiavelli­co-vichiana, nietzsche­a­na ed infine compiutamente fascista) è in radicale opposi­zio­ne ad ogni allucinazione ideo-politi­ca demoli­berale e socialcomu­nista e ad ogni allucinazione filosofi­co-reli­giosa giudaica e giudaicodiscesa. Gli sono grati spunti critico-opera­ti­vi di ascenden­za volterriana. Non ha mai fatto parte di gruppi o movimenti politici e conti­nua a ritenere preclusa ai nemici del Sistema la via della politi­ca comunemente intesa. Al contrario, considera l’assolu­ta urgenza di prese di posizione puntuali, impatteg­giabili, sul piano dell’ana­lisi storica e in­tellet­tuale.

8. e lasci perdere il termine «nazista», da Lei sbavato al posto del corretto «nazionalsocialista»! non offenda il Suo equilibrio con cadute di stile! E mi ri-cito:

Poiché le parole veicolano il pensiero e poiché ben concordiamo con Dietz Bering («le parole sono stru­menti che le società approntano per deter­mi­nati scopi; usandole, esse interpretano e formano la realtà»), con Gian Luigi Beccaria («l’agonia e la morte delle cose cammina di pari passo con l’oblio del nome che le designa») e con Guillaume Faye («le parole hanno un’importanza fonda­men­tale, come sostiene Fou­cault, costituiscono il fondamento dei concetti che a loro volta sono l’impulso semantico delle idee, motore delle azioni. Nominare e descrivere è già costruire»), i termini «nazista/na­zi­smo», e tanto più il fantapsichico «nazi» – Mode­schimpfworte, «insulti alla moda» e proto­ti­pi di ogni neolingua, coniati dai comunisti weimariani, il secondo dal demi-juif Konrad Heiden – vengono da noi sem­pre posti tra vir­go­let­te.

Ciò in quan­to non-scientifici e caricature parame­ta­fi­siche del fenomeno nazio­nal­socialista ope­ra­te dai suoi nemici radicali, vo­ca­boli disin­carnati da ogni realtà, flatus vocis desti­tuiti di riso­nanza storica. Si pensi solo, ab inversis, al risibile senso palesato dai termini democratico, libe­rale, socialista, comunista e giudeo/e­breo quando ve­nis­sero sincopati in «demati­co/demo», «li­bale/liba», «socista/so­ci», «comi­sta/comi», ed infine «udeo» e «breo» (volendo, per questo ultimo, con Voltaire, anche «bereo»). Inconsapevoli, con­corda­no con noi Joseph Si­truk Gran Rabbino di Fran­cia: «I nazisti perdono la loro umanità e non possono es­se­re più con­si­derati uomini» e l’antico assas­si­no Joseph Harmatz: «I nazisti al genere umano erano estranei». «Per la Germania del tempo di Hitler» – conclude lo storico Jacques Heers, svelando un­’ar­ma pole­mi­ca di indiscussa efficacia – «non si parla oggi se non di “nazismo”, termine dalle consonanze bizzarre, un po’ barbare, che evoca ai nostri occhi il male assoluto e carica di ogni peccato tutto quanto si vuole accusare di “nazionale”».

9. «i principali temi del discorso antisemita nazista» – così Lei definisce riduttivamente la mia opera – altro non sono che le conclusioni scaturite dalla lettura di migliaia di libri, saggi ed articoli opera dei Suoi congeneri, dai più stimabili ai più faziosi. Ripeto, migliaia, tanto che immodestamente posso ritenermi il solo goy ad essermi immerso tanto vastamente in tale pubblicistica religiosa, ideologica, psicologica, storica e politica. La Bibliografia della mia opera principale, «I complici di Dio», riporta diecimila titoli. E creda, tutti letti iuxta sua et propria principia a documentare limpidamente una visione del mondo a me radicalmente aliena. Altrettanto certo è che l’80% delle citazioni da me riportate è di fonte ebraica (chiedo venia per l’altro 20%). E mi ri-cito:

D’altra parte, se è vero che il talmudi­co Maestro Jose ci insegna che «una persona non dovrebbe mai dare a Satana l’op­portunità di aprire la boc­ca» (Bera­kot 60a) e che «non dovremmo conce­dere nes­suna misericor­dia a chi è privo di conoscenza» (Bera­kot 33a) in quan­to «senza cono­scenza, come può esservi discerni­mento?» (Berakot j 5, 2), questo – l’essere cioè privi di cono­scenza – non sembra essere il nostro caso. Ci ri­ser­viamo co­mun­que, e ci pare il minimo e accettabile perfi­no per un ebreo e per un demo­crati­co, non solo le simpatie «istintive», ma anche il giudizio su fatti, dati e interpre­tazio­ni.

Il tutto, certamente non con l’animo asettico e «distaccato» dei docenti universita­ri (per il cui conformismo, per il cui tradimento proviamo sovrano disprezzo quando non puro odio) naviganti nell’empireo dell’«obiettivi­tà», ma parva cum ira ac paululo studio (ci si conceda qualche ani­mosità: «as men schlogt dem kalten schtejn, fliht arojs a hejsser funk, quando si batte la fred­da pietra, ne vola un’ardente scintilla»). Certamente senza quella «simpatia» autovantata dal cristiano Giacomo Scarpelli verso i Fratel­li Maggio­ri. Certamente col tono «rigoro­sa­mente pole­mico» addebitato dalla consorella Pisanty agli studiosi olorevi­sionisti. Ma altret­tanto certamente senza quelle «false e viziose motivazio­ni addotte dai fascisti», i quali, profitta­to­ri dell’umana ignoranza, «bramano fuggire l’arduo destino dell’umana liber­tà» (Waldo Frank) e senza alcuna «rappre­sentazione tendenziosa, e spesse vol­te falsa e diffamato­ria» (Amos Luzzatto)­.

Ma altrettanto certamente con piede leg­giero, umo­ri­smo («l’u­mori­smo, rimedio con­tro l’ido­la­tria», vanta Moni Ova­dia… pe­raltro respingendone l’ap­plicazione alla più oscena e moderna delle idola­trie), sarcasmo e (olo-)causticità. Ma sempre senza nessu­no dei «più vili stereo­ti­pi antise­mi­ti», con serenità di giudizio e senza espressio­ni ambi­gue («chiun­que si lasci sfuggire un solo aggettivo equivocabi­le per un ten­ta­tivo di giusti­fi­care il nazismo si espone a un legittimo linciag­gio», ci conforta il big boss Paolo Mieli, direttore del Corrierone… il corsivo degli aggettivi, datane la bellezza, è nostro). In ogni caso, suaviter in modo, fortiter in re.

10. tutto ciò premesso, Le sono grato per l’inattesa pubblicità ai miei libri. Oltre che «enormi» – aggettivo peraltro intriso di una vaga carica denigratoria – gradirei che Lei usasse, per presentare in futuro le mie opere, anche termini quali «oneste», «documentatissime», «condivisibili per la massima parte, quando non del tutto».

Ringrazio Lei e il CDEC – alle cui fortune finanziarie a spese del contribuente sto partecipando coi miei interventi – per l’opportunità offertami.

Cuveglio, 29 luglio 2012, Tishà be-Av 5769

P.S. Una domanda, spero no Tish’à be-Av n violatrice di privacy. È forse Lei figlio degli autori del volume, tosto mandato al macero, Il quinto scenario, edito nel 1994 da Rizzoli, nel quale si avanza la tesi che ad abbattere l’aereo passeggeri su Ustica furono due caccia israeliani?

P.P.S. A riprova non solo della mia sete di conoscenza ma anche della mia indulgente comprensione per la capziosità dei cervelli umani, pensi che ho letto con interesse – ovviamente senz’alcuna empatia – persino l’opuscoletto liberticida dell’avvocatessa Di Cesare.

P.P.P.S. Concorderà certo con me sulla necessaria diffusione integrale in ogni sede mediatica – a mo’ di «lettera aperta» urbi et orbi – di queste mie considerazioni.

Il dott. Gianantonio Valli, autore di moltissimi testi di ricerca e approfondimento culturale, è uno dei collaboratori e autori della rivista di studi politici “L’Uomo libero” (http://www.uomolibero.com/)

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Il dott. Gianantonio Valli in Difesa della Siria,
di Bashar al-Assad e dei Popoli Liberi ,
contro il Nuovo Ordine Mondiale nemico dell’uomo

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‘Comizio neonazista a Milano

Pubblicato da: Stefano Gatti su Romaebraica.it il 26/7/2012

Sabato 14 luglio a Milano, nel centralissimo Largo Cairoli, ha avuto luogo una manifestazione a difesa della Siria degli Assad, promossa da organizzazioni arabo islamiche e movimenti estremisti di sinistra e di destra. Alla metà di giugno, gli stessi organizzatori, avevano promosso una manifestazione speculare a Roma.

Tra gli interventi milanesi ci sono stati quelli di Jamal Abo Abbas, presidente della comunità siriana in Italia, dell’ex senatore comunista Fernando Rossi, attuale leader del partito Per Il bene Comune, di monsignor Hilarion Capucci, anziano vescovo melchita coinvolto negli anni ’70 in operazioni del terrorismo palestinese e condannato per traffico clandestino di armi, e Gianantonio Valli, famigerato esponente del neonazismo italiano. Valli ha pubblicato, anche recentemente, enormi volumi di polemistica antisemita in cui ha riproposto i principali temi del discorso antisemita nazista.

Gianantonio Valli ha pronunciato il suo lungo discorso a pochi passi dal Duomo circondato da ritratti di Bashar Assad, da bandiere rosse e da quelle gialle di Hezbollah.

Il suo discorso è iniziato con un incipit in difesa della Siria di Assad presentata come: “Uno degli ultimi bastioni della libertà di tutti i popoli…Paese assediato che sta vivendo una fase di dinamismo politico…per la presenza di un multipartitismo sempre più vivace”

Ha poi detto: “Il nemico dell’uomo è il Nuovo Ordine Mondiale, il mondialismo, il cosmopolitismo… Nella linea dell’universalismo si situa il delirio giudaico di Bush… Obiettivo finale la distruzione delle nazioni e l’instaurazione di un unico governo mondiale a guida ovviamente giudaica”. Valli ha sottolineato che questo piano per il dominio del mondo è stato stilato nel ’97: “da una trentina di neoconservatori, 28 erano ebrei”

Dopo aver ricordato che scopo della ‘lobby’ è la “distruzione degli stati modernizzatori come Libia, Siria ed Iran” ed aver tessuto un ampio elogio dell’Iran degli ayatollah, ha concluso così il suo intervento: “Quella in atto è la stessa guerra che, con ben altre speranze, fu combattuta dall’Europa 70 anni fa contro gli stessi nemici gli affamatori dei popoli, allora contro le democrazie plutocratiche  reazionarie dell’Occidente oggi contro il sistema demoliberale maschera dell’alta finanza”.

Queste affermazioni sono state accompagnate da lunghi applausi e con – ripetute – urla di “Bravo!”

Milano
- http://www.romaebraica.it/comizio-neonazista-a-milano/

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Video originale pubblicato da “TheTofana
- http://www.youtube.com/watch?v=KYv-ZVYrNJk

Reloaded by Syrianpress – at http://www.youtube.com/watch?v=XkfNYVWZ2Gk

Pubblicato da SyrianFreePress.net Network per conto del dott. Gianantonio Valli

al link http://syrianfreepress.wordpress.com/2012/07/30/il-dott-gianantonio-valli-reagisce-agli-attacchi-della-israel-lobby/

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Link a questa pagina:

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Siria: come è veramente

Posted: June 24th, 2011 | Author: Espedito Gonzales | Filed under: Archivio generale, Siria | No Comments »

Biggest Syrian Flag Raised in Mass Rally

in Damascus Stressing National Unity,

Rejection of Foreign Interference


Jun 15, 2011 – Sana

DAMASCUS, (SANA) –Hundreds of thousands of the Syrian people on Wednesday raised the biggest Syrian flag at al-Mezzeh Highway in Damascus in a response to a campaign launched by Syria’s youths and in an expression of their deep national belonging and their rejection of any foreign interference in Syria’s affairs.

The 2300-meter long and 18-meter wide flag was held by masses of the Syrian people who came to participate in “Raise with us the Biggest Syrian Flag” youth campaign.

Al-Mezzeh Highway was packed with the young people who started to flock to the place hours ago to take part in raising the flag.

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Arab students who are studying at the Syrian universities are also participating in raising the biggest Syrian flag campaign.

Thousands of balloons colored with the Syrian flag’s colors were set off in the sky over al- Mezzeh Highway, while youth chants called for national unity and the independence of Syria’s national decision.

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Popular, civil and social activities participating in the campaign stressed that they bet on the internal unity, diversity, vitality and creativity of the Syrian people.

They also highlighted that they are the ones who decide their destinies and draw the future of their homeland, adding that they will not allow anyone to tamper with Syria’s national unity.

The Syrian people can form their national, modern and contemporary program away from any custodies or interferences, they added.

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SANA correspondent said that an overwhelming national sentiment prevailed the crowds of young people as the Syrian flag was raised, and some people cried agitated by this gathering national scene.

The campaign media coordinator, Rabie Dibeh, told SANA that the campaign started with the Syrian national anthem and observing a moment of silence to honor the civilian and army martyrs.

He added that the activity is held on behalf of the Syrian people with all their segments as an expression of the national unity and a rejection of foreign interference attempts in the Syrian internal affairs.

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Dibeh underlined that the invitation for participating in the campaign was addressed to all the Syrians in general so as to give a message that the Syrian people are committed to their principled national and pan-Arab stances under the leadership of President Bashar al-Assad and that they fully reject any forms of foreign interference.

Around 8000 young people, who came from all the Syrian provinces, participated in raising the flag, according to Ghiath Tafnekji, one of the campaign’s organizers.

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He pointed out that this was the largest ever raised Syrian flag with a length of 2300 meters symbolizing the 23 million Syrians living in Syria.

The 81-year old man, Abu Ahmad, and his wife expressed pride of the new generation of the Syrian youth who rushed to support their Homeland inspired by their awareness and national unity to stress rejection of all attempts to undermine Syria’s stability and security.

For his part, Nidal al-Abdullah said “the participation of thousands of the Syrian people in raising the flag proved the unity of the Syrian society despite the difference in our viewpoints, ideas and demands still we live together in one country.”

Ahmad al-Ali and some of his friends came from Aleppo province to participate in this popular event to stress that Homeland is much more important than anything.

The 18-year old student Yara Dibo left the preparation for her secondary school examinations to share the thousands of Syrian people their love to Syria and its leadership, adding that “the Syrian unity is the only way for victory”.

Mohammad Kana’an Turjman, 87 years old, said “I used to come to where the youth gather for one month to help them sewing the flag,” stressing that it is a spontaneous initiative to condemn violence and crimes committed by the armed terrorist groups.

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The child Rand Qadamani, 12 years old, said chanting Syrian and national songs while raising the flag made her proud of her people and army.

Bashar al-Ali, member of Syrian youth group on the Facebook, said “Syria will come out much stronger than ever thanks to the Syrian Army and the Syrian youth who always work to figure out new techniques to spread their voice to the outside world.

Footballer Obeida Tuleimat of al-Karama Club said that he came from Homs to participate in raising the longest flag although the flag will move to all the Syrian cities, pointing out that he will participate in carrying the flag in every city.

Tuleimat said that Syrian national unity was reflected through the participants of the campaign regardless to their backgrounds.

A Lebanese lady who is married to a Syrian citizen said that she wanted to participate in the event to thank Syria and its leader for supporting the Lebanese Resistance, considering that the steadfastness of Syria has prevented the region from wars, chaos and division.

Tamer Abdul Salam, who suffers from cerebral palsy, found a way to express his feelings, carrying a small Syrian flag. Tamer’s father said “my son is watching the events just like every one of us and he understands and expresses his own feelings in his way.”

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Suleiman Audi, a man from Palestinian origin, said ” my friends and I have waited so long to seize the opportunity and go out to the street to express our rejection of what is going on in Syria, the country which embraced the Palestinians and opened its doors for us to study and work just as the Syrian citizens…some parts asked us to stay aside, but we can not watch and see the terrorists and the conspirators speechlessly.”

Medical teams from the Syrian Red Crescent also participated in the campaign. The Organization’s staffs got ready early in the morning for any emergency cases.

Head of First Aid, Firas al-Naqib said that no accidents happened during the event except for some sunburn cases which had been promptly cured.

The organizers and participants started to extend the flag on the ground and take their place, expressing their love to their homeland spontaneously. They kissed the flag and chanted slogans for Syria’s unity.

http://www.sana.sy/index_eng.html


Siria. Si infittisce il giallo della blogger lesbica Amina Arraf

Posted: June 8th, 2011 | Author: Espedito Gonzales | Filed under: Archivio generale, Complotti, Siria | No Comments »

Siria. Si infittisce il giallo della blogger lesbica Amina Arraf

8 Giugno 2011 – di Federico Cenci – AgenziaStampaItalia

La foto di Jelena Lecic, rubata dalla sua utenza facebook, è stata spacciata dai media internazionali per quella di Amina Arraf, personaggio probabilmente di fantasia dei servizi occidentali (ndr).
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(ASI) Negli ultimi due giorni i media internazionali riprendevano una notizia iniziata a circolare con insistenza ma della quale si ignora la fonte: un commando armato e composto da tre uomini a volto coperto avrebbe rapito nella notte tra lunedì e martedì scorsi, in pieno centro di Damasco, una tale Amina Arraf, blogger siriana dichiaratamente omosessuale che – si è detto e scritto – sarebbe sgradita al Presidente Bashar Al-Assad.
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Prima di esser costretta dal commando a salire a bordo di un’auto dell’azienda romena Dacia - su un cui finestrino campeggiava un adesivo con il ritratto del Presidente (mossa non propriamente strategica da parte di uomini che, si presume stando ai passamontagna, volevano nascondere la propria identità) - Amina Arraf sarebbe riuscita a gridare all’indirizzo del padre (anche se altri media sostengono di un amico), il quale avrebbe poi dato l’allarme.
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La vicenda inizia in queste ore, tuttavia, ad assumere sempre più i contorni di un giallo, alimentando dubbi sulla veridicità del rapimento e persino dell’esistenza di questa giovane dissidente anti-Assad. Andy Carvin, giornalista della National Public Radio statunitense ed esperto di Internet, sospetta che nessuno di quelli che hanno scritto del caso abbia mai conosciuto la blogger o l’abbia intervistata.
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Egli ha chiesto a tutti i suoi contatti su Twitter (quasi 50 mila, tra i quali molti professionisti dell’informazione) se qualcuno l’avesse mai conosciuta di persona, ottenendone solo risposte negative. Inoltre, l’unica persona – sedicente amica di Amina Arraf - intervistata da alcuni organi di informazione (Times, BBC e Al Jazeera), di nome Sandra Bagaria, ha voluto precisare di aver avuto con la donna esclusivamente contatti tramite posta elettronica (l’importante dettaglio non era emerso in precedenza).
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Ad infittire il caso, le dichiarazioni alla stampa di un pubblicitario inglese, Julius Just, per informare che la ragazza ritratta nelle foto uscite sui giornali non è Amina Arraf, bensì la sua ex moglie: Jelena Lecic. La stessa donna ha contattato il suo ex marito quando ha sfogliato i giornali, pregandolo di intervenire per sciogliere l’equivoco. “Voglio solo specificare che quella donna ritratta nelle foto sono io”, le dichiarazioni di Jelena Lecic, che ha inoltre sottolineato che quelle immagini erano contenute nella sua utenza Facebook.
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Inspiegabilmente, quelle stesse foto sono poi apparse sulla pagina Facebook di Amina, qualche ora dopo il presunto rapimento di cui sarebbe stata vittima.
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E’ proprio da qui, infatti, che il Guardian (primo mezzo stampa a farle circolare) pare abbia preso le discusse foto.
Un altro caso di macchinazione mediatica occidentale applicata nei turbolenti territori del Medio Oriente?
Cui prodest?
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Siria: origine della sovversione

Posted: April 24th, 2011 | Author: Espedito Gonzales | Filed under: Archivio generale, Complotti, Mondo arabo, Siria | No Comments »

L’origine della sovversione in Siria

Alessandro Lattanzio 24/4/2011  – Aurorasito.wordpress.com

Il 14 Aprile 2011, la televisione di Stato siriana ha trasmesso filmati di tre giovani di una cellula terroristica, che confessavano di aver ricevuto fondi e armi dal deputato del Blocco Futuro Jamal Jarrah, al fine di compiere atti di sabotaggio in Siria. I tre giovani, Anas Kanj, Mohammed Badr Al-Kalam e Mohammed El Sokhna, hanno confessato di aver provocato le proteste nella Moschea degli Omayyadi, contro il regime, e compiuto atti di sabotaggio, come attaccare una stazione di polizia a Sbeineh. Anas Kanj ha detto di aver ricevuto soldi e armi da un intermediario di nome Ahmed Awdeh, un membro del gruppo dei Fratelli Musulmani, che lo ha collegato con Jarrah. “Ahmed mi ha detto che Jarrah è generoso e sosterrà la mia famiglia, e che ci darà armi sofisticate, trasportate dal Libano grazie alla corruzione, e che noi saremo addestrati da altre cellule che non conosciamo. Mi ha promesso di incontrare Jarrah, ma che ora non poteva a causa del suo lavoro“, aveva detto Anas. “Ahmed ha anche promesso di presentarmi a Fida’a Sayyed, il Capo della Sicurezza Generale dei Fratelli musulmani in Siria, e mi ordinò di sparare sui manifestanti e di filmarlo in modo da inserire le scene sul ‘Syrian Revolution Website’, in modo da trarre l’attenzione internazionale sulla necessità di liberarsi del regime siriano, perché è un ‘regime oppressivo’“, aggiungeva.
Jarrah ha negato le accuse dicendo: “Non abbiamo né la capacità né l’intenzione di interferire negli affari interni della Siria. Se la Siria ha un caso da discutere, può rivolgersi al governo e alla magistratura attraverso il Ministero degli Affari Esteri libanese”. (1)
Intanto a Damasco, bande armate hanno impedito i soccorsi ai feriti  delle forze di sicurezza, vittime delle proteste. Le autorità siriane hanno che “certi media hanno fatto senza fondamento dicendo che le autorità siriane avevano impedito ai feriti di essere ricoverate in ospedale”, una dichiarazione del Ministero degli Interni. “Uomini armati  hanno bloccato le ambulanze che trasportavano 34 poliziotti feriti nell’ospedale di Daraa, l’8 aprile”. Il comunicato faceva eco a un precedente comunicato del ministero, in cui si affermava che: “bande armate hanno bloccato la strada per Banias (nel nord-ovest) per impedire alle ambulanze di soccorrere i feriti e trasportarli nell’ospedale militare.”
In un comunicato ufficiale del 17 aprile, il ministero degli Interni della Siria ha avvertito che “le leggi in vigore in Siria saranno applicate per tutelare la sicurezza dei cittadini e la stabilità interna. Il corso degli eventi scorsi ha rivelato che tutto ciò è un’insurrezione armata di gruppi armati appartenenti ad organizzazioni salafite, soprattutto nelle città di Homs e Banias.” Il Ministero  invitava tutti i cittadini siriani a “contribuire efficientemente nel mantenere la stabilità e sicurezza e di assistere le autorità competenti nei loro compiti nell’attuazione di questo obiettivo“. Il Ministero ha anche chiesto ai siriani “di astenersi da ogni manifestazione di massa, o dimostrazione o sit-in a qualsiasi titolo.” In un primo momento le dimostrazioni erano poche e piccole, con richieste  limitate. Poche centinaia di persone avevano protestato a Damasco, Latakia e  Daraa, per chiedere riforme limitate, il rilascio di prigionieri politici o l’eliminazione della legge d’emergenza. Ma poi qualcosa è successo e il movimento è stato spinto a mutarsi in un’aperta rivolta. Secondo Syria News Sat, ‘gruppi di traditori e criminali armati controllati dall’estero’ avevano partecipato a una manifestazione presso la Facoltà di Medicina dell’Università di Damasco, il 17 aprile.
Nonostante il governo siriano abbia promesso di applicare le riforme nei settori politici e sociali, ma seguendo solo la propria agenda, approvando un decreto legislativo per porre fine allo stato di emergenza nella Repubblica Araba di Siria, dichiarato nel 1963 e un decreto legislativo per abolire l’Alta Corte per la Sicurezza dello Stato, creata nel 1968; e dopo aver presentato un disegno di legge che regola il diritto alla protesta pacifica come diritto umano fondamentale garantito dalla Costituzione siriana, i bloggher attivisti siriani, che per la maggior parte residenti all’estero, continuano a utilizzare internet per istigare ad ulteriori dimostrazioni violente. Evidentemente, si tratta di una serie di sommosse e di manovre di destabilizzazione dirette dall’estero, e non va escluso che dietro ai tanti ‘dissidenti’ arabi, che a quanto pare esistono solo online, sul web, vi siano invece dei concreti e reali militari e agenti di potenze straniere. Come riferisce il giornale inglese The Guardian: “L’esercito statunitense sta sviluppando un programma che gli permetterà di manipolare segretamente i social media usando falsi profili per influenzare le conversazioni Internet e per diffondere propaganda pro-USA. Una società statunitense si è appena aggiudicata un contratto con il Comando Centrale dell’US Army, che sovraintende alle operazioni in Medio Oriente e Africa centrale (CENTCOM), con lo scopo di creare un ‘servizio di gestione di profili online’, permettendo a un solo militare di controllare fino a dieci identità diverse, piazzati in qualsiasi parte del Mondo. … Una volta sviluppato, il programma potrebbe permettere ai militari statunitensi, che operano su un determinato luogo e un determinato fuso orario, di interagire in varie conversazioni online, inviano in modo coordinato un certo numero di e-mail, post sui blog e nelle chat e altre azioni. La sede di questa operaizone dovrebbe essere la base dell’aeronautica statunitense di MacDill vicino Tampa, in Florida, dove risiede il centro comando delle Forze Speciali USA.”(2)
Quindi, un programma che viene indicato essere in fase di studio, ma nulla esclude che questo ‘studio’ possa anche significare una ‘sperimentazione’ dal vivo e sul campo. Dietro ai presunti bloggher dissidenti anti-sistema arabi (e di qualsiasi altra parte del Mondo), vi possono benissimo essere dei tutt’altro che anti-sistemici soldati ed agenti a stelle&strisce, che eseguono patriotticamente gli ordini dei loro superiori, generando caos e destabilizzazione negli stati-bersaglio. Il campo di battaglia viene trasferito anche su Facebook, Twitter, Youtube, ecc. Le notizie sui presunti massacri di decine e centinaia di dimostranti civili, molto probabilmente sono dei falsi tesi ad inasprire le tensioni interne in Siria, e a spianare la strada ad un intervento esterno, sul piano dei rapporti internazionali. In ciò, seguendo il piano di aggressione attuato contro la Libia.
Il 18 aprile, il ministero degli Interni aveva riferito che un gruppo armato aveva aperto il fuoco a caso, terrorizzando i cittadini e bloccando le vie pubbliche, mentre le forze di polizia disarmate mantenevano l’ordine. Il poliziotto Ahmad al-Ahmad è stato ucciso e altri 11 sono rimasti feriti, quando un gruppo di criminali armati hanno aperto il fuoco su di loro, nella città di Talbisa, vicino Homs. Una fonte ufficiale ha affermato che dopo che l’autostrada Homs-Hama-Aleppo era stata interrotta vicino la città di Talbisa, da gruppi criminali armati che terrorizzavano i civili, una unità militare è stata mobilitata per porre fine all’azione dei gruppi armati e impedirgli di bloccare nuovamente l’autostrada. Mentre l’unità si avvicinava, membri dei gruppi armati criminali, situati negli edifici vicino all’autostrada, avevano aperto il fuoco contro l’unità militare che ha risposto ed ucciso tre membri dei gruppi armati, e feriti altri 15, mentre 5 militari sono stati feriti.
Il 19 aprile, il Ministero degli Interni di Damasco osservava in un comunicato, che gli eventi in diverse province siriane, come l’assassinio di poliziotti, soldati e civili, sono parte di una terrificante rivolta armata guidata da gruppi armati salafiti. I gruppi terroristici hanno ucciso soldati, ufficiali, poliziotti e civili, mutilandone poi i corpi. Il ministero quindi invitava i cittadini a collaborare con le autorità e a non permettere ai terroristi di sfruttare l’atmosfera di libertà per spargere sangue e colpire le proprietà pubbliche e private. Il ministero ha annunciato che questi gruppi armati avevano commesso dei crimini allo scopo di creare il caos e terrorizzare il popolo siriano, sfruttando il processo di riforma e di libertà lanciato all’interno del programma annunciato dal presidente Bashar al-Assad, durante il suo discorso al nuovo governo.
Damasco dichiarava, il 19 aprile, che un gruppo di criminali armati, ad Homs, aveva assassinato il colonnello Mohammad Abdo Khaddour, sparandogli in testa e all’addome, mentre si dirigeva al lavoro, e poi ha anche mutilato il viso del Col. Khadour. Anche il Sergente Maggiore Ghassan Mehrez è stato ucciso mentre guidava un minibus. Altre aggressioni contro le forze di sicurezza e singoli cittadini sono state effettuate da questi gruppi armati criminali, colpendo due stazioni di polizia ad al-Hamidiya e al-Bayyada, a Homs, ferendo sei poliziotti, mentre due membri del gruppo armato sono stati uccisi e altri cinque feriti. Il capo della polizia di Homs, generale di brigata Hamid Asa’ad Mar’ai, ha detto che i gruppi di criminali armati hanno cercato di appiccare il fuoco alla stazione di polizia di al-Bayyada, dopo averla circondata, sparando e ferendo alcuni membri del al suo personale all’interno.
Il direttore dell’ospedale nazionale di Homs, Ghassan Tannous, ha detto “Sei membri delle forze di sicurezza sono stati portati all’ospedale, Martedì all’alba, avevano subito varie lesioni dopo che essere stati aggrediti con armi da taglio e bastoni durante il loro spostamento dalla stazione di polizia di al-Bayyada a quella di al-Hamidiya. I feriti osservano che circa 50 uomini armati hanno attaccato la stazione di polizia al-Bayyada, alle 03:00, ed aperto il fuoco contro i membri della sicurezza, ed hanno attaccato uno di loro con manganelli e armi da taglio, ripetendo la stessa scena che si era svolta presso la  stazione di polizia di al-Hamidiya.”

Il 23 aprile i militari siriani hanno trovato dei telefoni cellulari che utilizzavano schede SIM non-siriano e apparecchi GPS e macchine fotografiche digitali contenente brevi video, raffiguranti atti di violenza e false scene di repressione delle proteste. I telefoni e le macchine fotografiche sono stati sequestrati a membri di un gruppo armato criminale, che avevano attaccato una posizione militare nella zona di al-Rakhem Hirak, presso Daraa. I membri del gruppo inoltre erano armati di spranghe, spade e altre armi di metallo, che sono state utilizzate contro le forze di sicurezza, durante le proteste, oltre a molotov e a bottiglie piene di sangue da utilizzare nella messa in scena di atti di violenza.
Il 20 aprile, il Generale di Brigata Khodir al-Talawi, due figli e suo nipote sono caduti in un’imboscata, feriti a morte da gruppi criminali armati della città di Homs, a circa 160 chilometri da Damasco. I corpi dei caduti sono stati brutalmente mutilati dai gruppi criminali. Altri due ufficiali dell’esercito siriano: il colonnello Moin Mihla e il maggiore Iyad Harfoush sono stati anche loro assassinati dai gruppi criminali armati di Homs. Decine di altri membri della polizia siriana sono stati feriti dai gruppi criminali armati. Il Ministero degli Interni siriano ha emesso l’ordine di divieto d’ingresso ai motocicli nela città di Homs, visto l’uso frequente da parte dei gruppi criminali di questi mezzi di trasporto. Assassinato anche l’inventore siriano Issa Abboud, di 27 anni, ucciso da bande armate criminali nel quartiere di al-Nozha di Homs. Issa era in visita da suo cugino, nel quartiere di al-Nozha, dove i gruppi criminali armati sparavano, aveva ottenuto il titolo di più giovane inventore del mondo, con più di 100 brevetti.
Intanto gli screditati media ‘liberali panarabi’ continuano a interferire e a voler sabotare l’attività politica interna degli stati-bersaglio.
Il 21 aprile, il Gran Muftì della Repubblica Araba di Siria, Dr. Ahmad Hassoun Badreddin, esprimeva rammarico per la perdita di credibilità e di onestà di alcuni mass-media arabi, che si aspettava lavorassero per preservare l’unità araba e impedissero lo spargimento di il sangue arabo, invece di istigare alla  divisione etnica e settaria. In una dichiarazione, il Gran Mufti aveva smentito le dichiarazioni che alcuni canali gli avevano attribuito, dicendo che ciò che è stato trasmesso da Alarabiya è stato fabbricato e mirava a provocare una frattura tra i dirigenti e i cittadini. Ha sottolineato che ciò che Alarabiya aveva diffuso era solo una parte di un lungo discorso dato nella città di al-Sanamin, quando vi si era recato per offrire le condoglianze alla sua gente,  dicendo che il loro sangue è il sangue della nazione e che il presidente Bashar al-Assad è addolorato per ogni goccia di sangue che si versa in Siria. Il Gran Mufti ha affermato che il popolo della Siria è consapevole della necessità di costruire il paese e ristabilire l’unità tra la dirigenza e il popolo, in particolare dopo il discorso del presidente al-Assad al Governo, sottolineando che il paese può essere costruito solo dalla modestia, dal lavoro e dall’integrità del suo popolo.
Il 19 aprile precedente, a Damasco, i vertici degli insegnanti religiosi hanno affermato che il comunicato rilasciato dall’International Union of Muslim Ulama sulla situazione in Siria, è diretta contro la sicurezza e la stabilità della Siria e non è coerente con i metodi scientifici e logici di in giudizio, ma ciò  non rappresenta per loro una sorpresa, visto che proviene da ambienti associati a schemi abbastanza chiari riguardo agli obiettivi perseguiti. In una dichiarazione gli studiosi religiosi siriani hanno detto che sebbene ‘la dichiarazione dell’Unione Internazionale degli ulema musulmani riconosca che il presidente Bashar al-Assad ha deciso di revocare lo stato di emergenza entro una settimana, e abbia dato le indicazioni riguardanti l’approvazione di una nuova legge sui partiti‘, la stessa associazione in questione, in realtà, ‘non presta attenzione a tutto questo, perché è legata a un regime straniero che cerca di destabilizzare la Siria‘. Gli studiosi hanno affermato che i membri dell’Unione degli studiosi religiosi in Siria non sono stati consultati, e nessuno di loro ha sottoscritto la dichiarazione, riferendosi agli interessi  stranieri dietro tale dichiarazione. ‘Le soluzioni proposte dal presidente al-Assad non sono parziali, come afferma la dichiarazione, le soluzioni sono radicali, incluse le leggi sui partiti, di emergenza, sui media e l’amministrazione locale… non sono semplici promesse‘, aggiungeva il comunicato. Gli studiosi hanno detto che loro, assieme al popolo della Siria, sono unanimi nel respingere la sedizione, gli omicidi e le distruzioni, e sono impegnati per l’unità nazionale. ‘I tentativi sovversivi non possono indebolire la determinazione del popolo siriano, e il costante attacco alla Siria è la testimonianza della sua ferma posizione’, conclude il comunicato.
Il Ministro delle fondazioni islamiche, Mohammad Abdul-Sattar al-Sayed, ha detto che aveva incontrato gli studiosi della Siria e che hanno rilasciato una dichiarazione, in risposta alle affermazioni emesse dall’International Union of Muslim Ulama, secondo cui tali affermazioni si basano sulla visione faziosa di una banda specifica, compromessa in un complotto che mira alla sicurezza e alla stabilità della Siria. Da parte sua, il Gran Mufti della Repubblica, Ahmad Badreddin Hassoun si chiedeva: “Chi ha consultato l’Unione internazionale degli Ulama  musulmani, e chi li autorizza a rilasciare tale dichiarazione?”, facendo notare che alcuni degli studiosi della Siria sono membri di questa unione, ma non uno di loro è stato informato di questa dichiarazione. Aggiungendo che l’Unione avrebbe dovuto pregare per la prosperità del popolo siriano, e non avrebbe dovuto rilasciare una simile provocazione contro il popolo. (3)

Note
1. Upprooted Palestinians
2. Guardian
3. Champress.net

Fonte: http://aurorasito.wordpress.com/2011/04/24/lorigine-della-sovversione-in-siria/