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No allo Stato di Palestina. Firmato: oltre 150 parlamentari italiani

Posted: August 29th, 2011 | Author: Espedito Gonzales | Filed under: Archivio generale, Complotti, Israel Lobby, Palestina, Sionismo, Terra Santa | No Comments »

I PARLAMENTARI ITALIANI DANNO DIMOSTRAZIONE ANCORA UNA VOLTA DI VILTA’, SERVILISMO E DISUMANITA’.

MENTRE I NOSTRI AEREI BOMBARDANO LA LIBIA ED ISRAELE BOMBARDA GAZA, L’ITALIA E’ IN PRATICA UNA PORTAEREI EURO-YANKEE, ED I NOSTRI PARASSITI DI STATO DECIDONO PURE PER LE ALTRUI SORTI.

CI AUGURIAMO CHE LE LORO ONOREVOLI TERGA VENGANO PRESTO ADOPERATE DAGLI ITALIANI PER QUELCHE SERVONO REALMENTE: LUSTRAR SCARPE

muro di Betlemme


No allo Stato di Palestina. Firmato: i parlamentari italiani

di Emma Mancini – AIC

Lo Stato Palestinese è un pericolo per la pace. Firmato: i parlamentari italiani. Sono oltre 150, tra deputati e senatori, quelli che hanno sottoscritto la petizione lanciata dall’Associazione parlamentare di amicizia Italia-Israele contro il riconoscimento dello Stato di Palestina il prossimo settembre alle Nazioni Unite.

Un documento che mette tutti d’accordo: gli oltre 150 firmatari coprono l’intero arco politico, dal Pdl alla Lega, dal Partito Democratico ai Radicali. Nella lettera, promossa dal direttivo dell’associazione (i deputati Enrico Pianetta – Pdl, Fiamma Nirenstein – Pdl, Gianni Verdetti – Api e la senatrice Rossana Boldi – Lega Nord) i politici italiani chiedono a Onu e Paesi europei di non procedere alla dichiarazione unilaterale dell’indipendenza dello Stato Palestinese.

“Noi, parlamentari italiani, riaffermiamo con forza il nostro impegno per una risoluzione pacifica e negoziata del conflitto tra israeliani e palestinesi, fondata sul principio di due Stati per due popoli che convivano l’uno accanto all’altro in pace e sicurezza. Una prematura dichiarazione unilaterale, invece, non solo minerebbe il processo di pace, ma costituirebbe un affronto permanente all’integrità delle Nazioni Unite, dei trattati esistenti e del diritto internazionale. Crediamo che l’unilateralismo violi la legalità internazionale e metta in discussione il principio delle trattative tra i popoli”.

Secondo l’associazione, una dichiarazione unilaterale metterebbe a rischio l’impegno internazionale per la pace e in particolare le risoluzioni 242, 338 e 1850 del Consiglio di Sicurezza dell’Onu e cancellerebbe con un colpo di spugna gli attuali accordi di pace tra Israele e Palestina: “Una dichiarazione unilaterale violerebbe gli accordi già esistenti tra israeliani e palestinesi, tra cui gli Accordi di Oslo II in cui si afferma che: ‘Nessuna parte può prendere iniziative che cambino lo status della Cisgiordania e della Striscia di Gaza in attesa del risultato dei Negoziati Permanenti’ (articolo 31)”.

Inoltre, secondo i parlamentari italiani, l’indipendenza della Palestina si tradurrebbe in un mutuo riconoscimento della legittimità di un partito come Hamas, considerato organizzazione terroristica: “Se una dichiarazione unilaterale di indipendenza dello Stato palestinese all’Assemblea Generale delle Nazioni Unite dovesse essere approvata, ciò costituirebbe un riconoscimento di Hamas, oggi parte dell’esecutivo palestinese e tuttavia un’organizzazione terroristica fuorilegge nell’ Unione Europea, Stati Uniti e Canada. Tutto ciò mentre Hamas continua a opporsi ai principi base stabiliti dalla comunità internazionale: il riconoscimento del diritto di Israele a esistere, la rinuncia del terrorismo e il rispetto dei precedenti accordi internazionali”.

Per la precisione, la risoluzione 242 del Consiglio di Sicurezza fu redatta dopo la Guerra dei Sei Giorni nel 1967 e stabiliva, come condizioni per il raggiungimento di una pace giusta e duratura, il ritiro militare israeliano dai Territori Palestinesi Occupati e il reciproco riconoscimento dei due Stati. La 338, dell’ottobre 1973, emessa in risposta alla Guerra del Kippur, chiedeva l’immediato cessate il fuoco e l’avvio di negoziati tra le parti.

Infine, la risoluzione Onu n. 1850 del 16 dicembre 2008 chiedeva alle parti di “astenersi da ogni azione che possa minare la fiducia o pregiudicare i negoziati”. Di lì ad una settimana Israele avrebbe lanciato un attacco militare senza precedenti contro la Striscia di Gaza, l’Operazione Piombo Fuso: in 22 giorni di bombardamenti ininterrotti e di azioni via terra, cielo e mare, i palestinesi uccisi saranno 1366, tra cui 430 bambini.

Appare poco chiaro come un riconoscimento d’indipendenza possa mettere a repentaglio risoluzioni Onu mai applicate e costantemente violate dallo Stato d’Israele: il ritiro militare dalla Cisgiordania e da Gaza non si è mai verificato, la colonizzazione prosegue selvaggia, la  costruzione del Muro va avanti nonostante le stesse Nazioni Unite e la Corte Suprema israeliana abbiano dichiarato la barriera illegale sia secondo il diritto internazionale che secondo la legge interna di Tel Aviv, Gaza vive bombardamenti quotidiani. (AIC)


I parlamentari che hanno sottoscritto la petizione contro la Palestina

Camera dei Deputati
ADERENTI Irene – Lega Nord; ADORNATO Ferdinando – Udc; ARACU Sabatino –Pdl; BERNARDIO Maurizio – Pdl; BERTOLIN Isabella – Pdl; BIANCOFIORE Michaela – Pdl; BOCCHINO Italo – Fli; BOCCIARDO Mariella – Pdl; BONCIANI Alessio – Pdl; BONIVER Margherita – Pdl; CALDERISI Giuseppe – Pdl; CARFAGNA Mara – Pdl; CASINI Pierferdinando – Udc; CASTIELLO Giuseppina – Pdl; CAZZOLA Giuliano – Pdl; CERONI Remigio – Pdl; CICCIOLI Carlo – Pdl; CROSETTO Guido – Pdl; D’AMICO Claudio – Lega Nord; D’ANNA VINCENZO – Popolo e Territorio; D’ANTONA Olga – Pd; DELFINO Teresio – Udc; DELL’ELCE Giovanni – Pdl; DELLA VEDOVA Benedetto – Fli; DI BIAGIO Aldo – Fli; DI CATERINA Marcello – Pdl; DI CENTA Manuela – Pdl; DI VIRGIGLIO Domenico – Pdl; EPOSITO Stefano – Pd; FARINA Renato – Pdl; FAVA Giovanni – Lega Nord; FORMICHELLA Nicola – Pdl; FUCCI Benedetto – Pdl; GARASSANO Maurizio – Popolo e Territorio; GERMANA’ Antonio Salvatore – Pdl; GIRLANDA Rocco – Pdl; GOISIS Paola – Lega Nord; GOTTARDO Isidoro – Pdl; GRIMOLDI Paolo – Lega Nord; HOLZMANN Giorgio – Pdl; LA LOGGIA Enrico – Pdl; LAFFRANCO Piero – Pdl; LAINATI Giorgio – Pdl; LANDOLFI Mario – Pdl; LEHNER Giancarlo – Popolo e Territorio; LORENZIN Beatrice – Pdl; MAGGIOLI Marco – Lega Nord; MALGIERI Gennario – Pdl; MANCUSO Gianni – Pdl; MANTINI Pierluigi – Udc; MARINI Giulio – Pdl; MERLO Giorgio – Pd; NAPOLI Osvaldo – Pdl; NASTRI Gaetano – Pdl; NICOLUCCI Massimo –Pdl; NIRENSTIN Fiamma – Pdl; NUCARA Francesco – Pri; ORSINI Andrea – Popolo e Territorio; PAGANO Alessandro – Pdl; PANIZ Maurizio – Pdl; PETRENGA Giovanna – Pdl; PIANETTA Enrico – Pdl; PICCHI Guglielmo – Pdl; PIZZOLANTE Sergio – Pdl; POLLEDRI Massimo – Lega Nord; RAISI Enzo – Fli; RIVOLTA Erica – Lega Nord; ROCCELLA Eugenia – Pdl; SAVINO Elvira – Pdl; CAPAGNINI Umberto – Pdl; SISTO Francesco Paolo – Pdl; SPECIALE Roberto – Pdl; TERRANOVA Giacomo – Pdl; TORAZZI Alberto – Lega Nord; TORRISI Salvatore – Pdl; VENTUCCI Cosimo – Pdl; VERNETTI Gianni – Api; ZACCHERA Marco – Pdl

Senato della Repubblica
ALLEGRINI Laura – Pdl; AMATO Paolo – Pdl; BALBONI – Alberto – Pdl; BALDASSARRI Mario – Fli; BALDINI Massimo – Pdl; BARBIERI Emerenzio – Pdl; BIANCONI Laura – Pdl; BODEGA Lorenzo – Lega Nord; BOLDI Rossana – Lega Nord; CAGNIN Luciano – Lega Nord; CALABRO’ Raffaele – Pdl; CARRARA Valrio – Io Sud; CARUSO Antonio – Pdl; CASELLI Esteban Juan – Pdl; CASOLI Francesco – Pdl; CASTELLI Roberto – Lega Nord; COMPAGNA Luigi – Pdl; COSTA Rosario Giorgio – Pdl; CURSI Cesare – Pdl; D’ALI’ Giampiero – Udc; DE FEO Diana – Pdl; DELOGU Mariano – Pdl; DIGILIO Egidio – III polo; DIVINA Sergio – Lega Nord; ESPSOSITO Giuseppe – Pdl; FLERES Salvo – Coesione Nazionale Forza del Sud; FLUTTERO Andrea – Pdl; FOSSON Antonio – Udc; GALLONE Maria Alessandra – Pdl; GARAVAGLIA Massimo – Lega Nord; GASPARRI Maurizio – Pdl; GERMONTANI Mario Ida – III polo; LATRONICO Cosimo – Pdl; LEONI Giuseppe – Lega Nord; MALAN Lucio – Pdl; MARITATI Alberto – Pd; MASSIDDA Piergiorgio – Pdl; MONTI Cesarino – Lega Nord; MORRA Carmelo – Pdl; MURA Roberto – Lega Nord; NESSA Pasquale – Pdl; OLIVA Vincenzo – gruppo misto; PALMIZIO Elio Massimo – Pdl; PARAVIA Antonio – Pdl; PICCHETTO FRATIN Gilberto – Pdl; PICCIONI Lorenzo – Pdl; PINZGER Manfred – Udc; PISCITELLI Salvatore – Io Sud; PISTORIO Giovanni – gruppo misto; PITTONI Mario – Lega Nord; POSSA Guido – Pdl; QUAGLIARIELLO Gaetano – Pdl; RAMPONI Luigi – Pdl; RIZZI Fabio – Pdl; RIZZOTTI Maria – Pdl; SACCOMANNO Michele – Pdl; SALTAMARTINI Filippo – Pdl; SANTINI Giacomo – Pdl; SCARABOSIO Aldo – Pdl; SCARPA BONAZZA Aldo – Pdl; SERAFINI Gianmarco – Pdl; SPEZIALI Vincenzo – Pdl; STIFFONI Piergiorgio – Lega Nord; THALER AUSSERHOFER Helga – Udc; TOMASSINI Antonio – Pdl; VACCARI Gianvittore – III polo; VALDITARA Giuseppe – Pdl; ZANETTA Valter – Pdl; ZANOLETTI Tomaso – Pdl

Fonte originale: The Alternative Information Center

Fonte lista parlamentari: Campoantimperialista


Mavi Marmara: Anniversario di un Crimine Contro l’Umanità

Posted: May 31st, 2011 | Author: Espedito Gonzales | Filed under: Archivio generale, Crimini contro l'umanità, Giornalismo storico, Israele, Killeraggi, PDF, Palestina, Sionismo, Storia, Video | No Comments »


Goldstone ha ritrattato sotto minaccia?

Posted: May 12th, 2011 | Author: Espedito Gonzales | Filed under: Archivio generale, Complotti, Crimini contro l'umanità, Israel Lobby, Palestina, Sionismo | 1 Comment »

GOLDSTONE HA RITRATTATO SOTTO

MINACCIA I CRIMINI DI ISRAELE?

testo a cura di Gianluca Freda – Blogghete

Premessa del prof. Antonio Caracciolo - Redatto da Gianluca Freda, pubblichiamo il testo che segue e che appare contemporaneamente in più siti. Con la la presunta “ritrattazione” di Goldstone si mira a far ritirare dall’ONU il rapporto omonimo. Si vuol ripetere la manovra fatta dopo Durban I, quando fu equiparato sionismo e razzismo. Ma mentre a tutti resta nota (e valida) quella famosa dichiarazione, rimangono ignoti i maneggi che ne causarono il ritiro. In Londra, pochi giorni fa, si è pure tentato di intimidire un gruppo di relatori che hanno dato inizio ad un dibattito sulla natura del sionismo e sull’essenza dell’ebraicità, partendo proprio dalle pressioni esercitate su Goldstone. Noi crediamo che sia giunto il tempo di interrogarci seriamente su cosa il sionismo è in realtà. A 150 dall’Unità d’Italia, ci sembra togliere ogni valore all’idea di Risorgimento se si pretende di coniugarlo o imparentarlo con il sionismo, che resta inguaribilmente un movimento immigratorio, di carattere coloniale e razzista, finalizzato alla pulizia etnica della Palestina. Ad essere contrari a questo disegno furono proprio le comunità ebraiche che erano presenti in Palestina prima dell’immigrazione sionista, cioè a far data dal 1882 e con le accelerazioni del 1917 (Balfour) e del 1948 (Nabka). L’evento londinese dimostra che ciò che si vuol impedire è proprio qualsiasi tentativo di approfondimento dell’essenza dell’ebraicità e della natura del sionismo, nonché della sua estraneità al giudaismo, come in circa 300 pagine ben descrive Jakob Rabkin in un libro tradotto anche in italiano e poco noto e pubblicizzato. A questo post, seguirà fra qualche giorno, un ampio resoconto della discussione londinese.  (AC)

“Se avessi saputo prima quello che so adesso, il Rapporto Goldstone sarebbe stato un documento diverso”. Con queste parole, scritte lo scorso 1° aprile su un articolo del Washington Post, Richard Goldstone avrebbe “ritrattato” (almeno così ci è stato raccontato dai media mainstream) le accuse di crimini contro l’umanità rivolte ad Israele per le stragi compiute dall’IDF (l’esercito israeliano) durante l’attacco a Gaza del dicembre 2008 – gennaio 2009. Ma si è trattato davvero di una ritrattazione? E che cosa ha spinto Goldstone a compiere questa imprevista marcia indietro?

Leggendo l’articolo di Goldstone sul Washington Post, pubblicato il 1° aprile scorso (una data simbolica?) si può innanzitutto notare che esso, più che una vera e propria ritrattazione sugli scempi compiuti da Israele contro i civili di Gaza, contiene soprattutto alcune insistenti precisazioni sugli speculari (secondo Goldstone) crimini di guerra perpetrati da Hamas. I lanci di razzi effettuati da Hamas vengono posti sullo stesso piano dei bombardamenti al fosforo bianco compiuti da Israele, con un’operazione che sa di deriva propagandistica più che di corollario agli accertamenti compiuti nel corso della missione ONU, di cui Goldstone era a capo. Una propaganda dai connotati arcinoti, della quale è impossibile non riconoscere a prima vista la matrice.

Goldstone non ritratta affatto le sue precedenti conclusioni sull’intervento israeliano, deprecando anzi la scarsa collaborazione offerta dalle autorità di Israele nel corso delle indagini, nonché la lunghezza e la scarsa trasparenza dei processi intentati contro i militari accusati di azioni criminali contro i civili (come lo sterminio di 29 membri della famiglia al-Samouni all’interno della loro abitazione di Gaza). Ma allo stesso tempo, con mastodontica contraddizione, egli esprime una generica fiducia nella “correttezza” e nella “trasparenza” delle indagini che Israele sta adesso iniziando a condurre (o più probabilmente a fingere di condurre) contro l’operato dei propri militari. Ad esempio, la posizione di Israele riguardo lo sterminio della famiglia al-Samouni – cui era dedicata una corposa sezione del rapporto – è che tale massacro sarebbe stato causato dall’”errata interpretazione di un’immagine proveniente da un drone”. Goldstone si dice “fiducioso” che l’ufficiale che aveva scorrettamente interpretato l’immagine venga riconosciuto colpevole di negligenza. Non è chiaro su cosa egli basi la propria fiducia, trattandosi di un processo che l’IDF conduce contro l’IDF, con risultati che non è avventato definire prevedibili. E’ esattamente lo stesso modello di procedura investigativa avviata dopo il massacro della Mavi Marmara ed è davvero difficile capire come sia possibile nutrire “fiducia” verso un imputato che giudica se stesso e non ammette di essere giudicato da altri che da se stesso. Né è chiaro cosa Goldstone intenda per “trasparenza”, visto che le indagini non sono pubbliche e che Israele non si sogna nemmeno di condividere le prove raccolte con osservatori esterni e indipendenti.

Nell’articolo, Goldstone fa anche notare che mentre Israele si sarebbe impegnato ad avviare indagini sugli eventi del 2008-2009, Hamas non avrebbe invece fatto nulla per accertare le eventuali responsabilità dei propri esponenti. Il che sarebbe, in verità, un’ottima ragione per ringraziare Hamas di aver risparmiato all’opinione pubblica un’indagine-farsa contro se stessa, i cui esiti non sarebbero stati difficili da immaginare. Che Hamas apprezzi le pantomime processuali molto meno del governo israeliano, era cosa già nota. Manca ovviamente nell’articolo – né era lecito attendersela – qualunque considerazione sul problema di fondo: e cioè sul fatto che le aggressioni israeliane contro i civili palestinesi non andrebbero valutate singolarmente e di volta in volta come se si trattasse di azioni isolate; esse andrebbero invece inquadrate nell’ottica della lunga storia di massacri perpetrati da Israele contro la Palestina, la cui ricorrenza e la cui brutalità è impossibile definire accidentale se trasposta su una prospettiva di lungo periodo.

Insomma, più che come una ritrattazione motivata e articolata, l’articolo di Goldstone sul Washington Post si presenta come una scomposta sequela di affermazioni improbabili e apodittiche, scritta frettolosamente ricopiando alla rinfusa i pretesti più grevi del razzismo omicida dell’entità sionista. Occorre chiedersi: cos’è che ha spinto Goldstone a pubblicare una non-smentita così traballante e sospetta?

La risposta è piuttosto nota sulla stampa estera, assai meno in Italia, dove tutto ciò che può nuocere alla politica del sionismo o rivelarne le trame viene segregato nel limbo del non detto e non scritto e ricoperto da una coltre di ossequiante silenzio.

Il 15 aprile del 2010, il quotidiano Jerusalem Post pubblicava un articolo nel quale si rendeva conto di un’escalation di ostilità delle collettività ebraiche nei confronti di Richard Goldstone. L’articolo spiegava: “Il giudice Richard Goldstone, a capo di un’indagine sui crimini di guerra che ha fatto infuriare Israele e le comunità ebraiche del mondo, non potrà partecipare al bar mitzvah di suo nipote che si terrà a Johannesburg il prossimo mese, stando a quanto afferma un giornale sudafricano”. Il bar mitzvah (bat mitzvah per le ragazze) è “la cerimonia ebraica con cui si celebra il momento in cui un bambino ebreo raggiunge l’età della maturità (12 anni e un giorno per le femmine, 13 anni e un giorno per i maschi) e diventa responsabile per sé stesso nei confronti della Halakhah, la legge ebraica”. Si tratta di un evento molto sentito nelle comunità ebraiche, un’occasione in cui ogni famiglia ha, fra le altre cose, la possibilità di far risaltare la propria composizione numerica, la propria rilevanza sociale e dunque il proprio potere nell’ambito della collettività.

L’articolo del Jerusalem Post continuava: “Goldstone non sarà presente alla cerimonia religiosa di suo nipote in seguito ad un accordo tra la famiglia, l’Organizzazione Sionista del Sud Africa (SAZF) e la sinagoga Beith Hamedrash Hagadol di Sandton, dove la cerimonia verrà celebrata, stando al giornale sudafricano Jewish Report. [...] Il capo della SAZF, Avrom Krengel, ha detto che, riguardo al problema, la sua organizzazione “si è confrontata” col rabbino capo, con la beit din (corte rabbinica) e con altri soggetti, aggiungendo che la federazione si è interessata del problema “con la massima forza, visto che noi rappresentiamo Israele””. Il rabbino Moshe Kurtstag, capo della beit din locale dichiarava: “So bene che nella shul [sinagoga] ci sono sentimenti molto forti, c’è molta rabbia [riguardo alla partecipazione di Goldstone]. Ho anche sentito che la SAZF voleva organizzare una protesta all’esterno della shul, c’erano progetti di ogni tipo. Ma penso che alla fine la ragione abbia prevalso”.

E’ da notare che questo evidente ricatto contro Goldstone nasce e si sviluppa in seno alla stampa ebraica sionista. L’attacco parte dal giornale ebraico sudafricano Jewish Report, viene ripreso dal Jerusalem Post e subito dopo dal London Jewish Chronicle e dalla Jewish Telegraphic Agency. Solo successivamente la notizia verrà ripresa da altre fonti, quali il New York Times e Al Jazeera.

E’ anche da notare che la SAZF, nelle sue dichiarazioni, cerca ipocritamente di farsi passare per mediatrice, come se fosse intervenuta a proteste già iniziate e si fosse messa alla ricerca di una risoluzione pacifica della questione. In realtà era stata proprio la SAZF, nella persona del suo capo Avrom Krengel, la fonte da cui erano partite le minacce e la campagna diffamatoria.

Nel mese di aprile 2010, in molte sinagoghe sudafricane, i rabbini tennero sermoni sul caso Goldstone. Se da una parte si affermava il diritto di Goldstone a partecipare senza interferenze al bar mitzvah del nipote, dall’altro lo si additava senza esitazione come un nemico del popolo ebraico. Un esempio, fra i tanti, è quello del sermone tenuto dal rabbino Yossi Goldman, presidente dell’Associazione Rabbinica Sudafricana, presso la sinagoga Sydenham di Johannesburg. Goldman, da un lato, difendeva “il diritto di Goldstone di entrare nella sinagoga”; aggiungeva però che Goldstone “non avrebbe dovuto essere contato nel minyan” [il quorum di dieci uomini ebrei richiesto per certe preghiere] e suggeriva che a Goldstone avrebbe dovuto essere negata l’Aliya [l’onore di essere chiamato alla Torah], spiegando che “tale privilegio può andare perduto a seguito di comportamenti inappropriati”. Goldman, inoltre, accusava Goldstone di essere un nemico del popolo ebraico e di aver tradito la memoria di sua nonna. Steven Friedman, professore di scienze politiche presso l’università di Rhodes, in Sudafrica, dichiarava: “C’è l’establishment dietro questi attacchi. [...] C’è l’evidente tentativo, da parte della Federazione Sionista, di diffamare Goldstone”.

Alan Dershowitz, avvocato costituzionalista americano – lo stesso che aveva spinto la DePaul University di Chicago a licenziare Norman Finkelstein, il quale aveva denunciato come il libro di Dershowitz, “The Case for Israel”, fosse in buona parte scopiazzato da altri testi di infimo livello – definiva Goldstone “un uomo molto malvagio”, “un traditore del popolo ebraico” e “un essere umano spregevole”.  I ministri del governo israeliano, come vuole la consuetudine, denunciavano Goldstone come antisemita. Shimon Peres lo definiva “un omuncolo, privo di qualunque senso della giustizia”.

Alla fine di maggio del 2010 comparve sul sito ebraico Forward un articolo a firma di un certo Leonard Fein. L’autore dell’articolo affrontava, più che altro, una generica questione di costume, lamentandosi di come fossero cambiati, nel corso del tempo, alcuni caratteri delle celebrazioni religiose ebraiche. Nello specifico, l’autore deprecava le interferenze esterne che contribuiscono oggi a definire chi viene e chi non viene invitato ad alcune cerimonie religiose, come il bar mitzvah. L’articolo faceva nuovamente riferimento al caso Goldstone, affermando che la situazione di Goldstone “si era alla fine risolta – con una luce verde concessa in ritardo e con una certa riluttanza – e la giornata era poi trascorsa in modo piacevole”. Non specificava, però, in quale modo Goldstone fosse riuscito a placare i suoi persecutori.

La questione viene chiarita da questo articolo del Guardian, in cui si legge: “Richard Goldstone, ex capo di una commissione internazionale sui crimini di guerra, è stato costretto ad incontrarsi con i leader ebraici sudafricani per ascoltare la loro rabbia riguardo al rapporto dell’ONU in cui egli accusava Israele di aver commesso crimini di guerra a Gaza. L’incontro, che non è stato Goldstone a richiedere, è in realtà la condizione affinché gli venga consentito di partecipare al bar mitzvah di suo nipote a Johannesburg”.

Cosa si siano detti Goldstone e i capi del sionismo sudafricano durante quella riunione, non è dato sapere, ma non è difficile immaginare. Goldstone è sempre stato profondamente legato ad Israele e nel corso della sua indagine sull’aggressione contro Gaza aveva mantenuto un livello di obiettività che, paradossalmente, aveva fatto risaltare con maggiore evidenza le atrocità compiute dagli israeliani. Ormai 75enne e al termine della sua carriera, Goldstone non ha voluto essere ricordato come un “nemico del popolo ebraico” e si è piegato ai voleri delle organizzazioni sioniste per non lasciare un marchio sul proprio nome che avrebbe esposto la sua stessa famiglia a ricatti e ritorsioni. La sua “ritrattazione” è tanto vaga, disarticolata e priva di logica quanto il suo rapporto era dettagliato e argomentato. Una ritrattazione che non conta e non vale nulla, soprattutto se non si esclude che potrebbe senz’altro essere stata ottenuta attraverso un ricatto odioso, di tale squallore umano – pretendono le malelingue… – che solo un’organizzazione sionista potrebbe essere stata in grado di concepire. Sulla base dell’articolo pubblicato da Goldstone, il governo israeliano, per bocca di Netanyahu e del vice Primo Ministro Moshe Ya’alon, sta continuando a fare pressione affinché Goldstone chieda una ritrattazione dei contenuti del rapporto alle stesse Nazioni Unite. In ogni caso, vista la vacuità della “marcia indietro” di Goldstone, contrapposta all’estrema precisione delle accuse presenti nel rapporto, appare al momento piuttosto improbabile che le Nazioni Unite possano prendere le richieste dei sionisti in qualsivoglia considerazione.


Fonte: http://www.blogghete.altervista.org/joomla/index.php?option=com_content&view=article&id=822:gianluca-freda&catid=31:scio-scio-scioa&Itemid=46

Altri siti e blogs che hanno pubblicato questo testo:

  1. Alsalto
  2. Apocalypse Time
  3. Arianna Editrice
  4. Civium Libertas
  5. Cloroalclero
  6. Comedonchisciotte
  7. Espedito Gonzales
  8. Francesco Ferrari
  9. Gruppo Falastin
  10. Il Corrosivo di Marco Cedolin
  11. Il Francotiratore
  12. Informare per Resistere
  13. Libri Senza Censura
  14. Media Activism Group
  15. Oltre la Coltre
  16. Palestina libera!
  17. TerraSantaLibera.org (qui)
  18. TerraSantaLibera.com/wordpress
  19. TerraSantaLibera.wordpress.com
  20. Web Nostrum
  21. Zcommunications

Accordo Fatah-Hamas

Posted: May 4th, 2011 | Author: Espedito Gonzales | Filed under: Archivio generale, Palestina, Video | No Comments »

Palestina verso governo unitario



La Palestina si avvia verso la riconciliazione. I rappresentanti di Fatah, Hamas e altre 11 fazioni palestinesi hanno firmato al Cairo un accordo che apre la strada alla nascita di un governo unitario di transizione. Esecutivo che dovrà condurre i palestinesi all’appuntamento con la storia: ossia la seduta dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite in cui a settembre potrebbe essere proclamato uno Stato palestinese.

L’accordo sarà formalizzato oggi alla presenza del presidente dell’Anp Mahmud Abbas e del leader di Hamas Khaled Meshaal. Prevede, inoltre, il rilascio di diversi prigionieri detenuti nelle rispettive carceri a Ramallah e Gaza.

Il premier israeliano Netanyahu ha esortato Abu Mazen ad annullare la firma. Quell’accordo, ha detto, ‘‘assesta un duro colpo al processo di pace’‘.

http://it.euronews.net/

REDAZIONALE: MA DI QUALE “COLPO AL PROCESSO DI PACE ” VA CIANCIANDO KIPPA’ BIBI???  SE VERAMENTE TIENE TANTO ALLA  PACE, COSA DELLA QUALE SE NE E’ SEMPRE FREGATO, PENSI PIUTTOSTO A SMOBILITARE LE SUE COLONIE DI FANATICI EBREI-SIONISTI CHE OCCUPANO I TERRITORI PALESTINESI.

Fonte: http://www.webnostrum.com/2011/05/04/accordo-fatah-hamas/

Fonte: http://terrasantalibera.wordpress.com/2011/05/04/accordo-fatah-hamas/

I “salafiti” di Al-Qaeda/Cia/Mossad hanno ammazzato Vittorio Arrigoni

Posted: April 15th, 2011 | Author: Espedito Gonzales | Filed under: Archivio generale, Complotti, Crimini contro l'umanità, Crimini di guerra, Palestina, Sionismo, Video | No Comments »

I “salafiti” di Al-Qaeda/Cia/Mossad

hanno ammazzato Vittorio Arrigoni

Postato il 15 aprile 2011 da terrasantalibera

Alla fine, la sentenza di morte emessa dal Mossad nei confronti di Vittorio Arrigoni, sin dai tempi di “Piombo Fuso”, è stata eseguita.

Perchè nessuno ci può togliere la convinzione, anche se prove al momento non ne abbiamo, ma salteranno fuori, che la morte di Vittorio sia opera dei servizi israeliani infiltrati nella inesistente “rete fantasma” di Al-Qaeda: perchè sappiatelo, si scrive Al-Qaeda, ma si legge CIA e si pronuncia Mossad.

Il suo corpo privo di vita è stato trovato all’alba di oggi, venerdì 15 aprile, in una casa abbandonata, nella Strscia di Gaza.

Tre uomini armati, del gruppo jihadista salafita autodenominatosi “The Brigade of the Gallant Companion of the Prophet Mohammad Bin Muslima “, avevano rapito nel centro di Gaza l’attivista pacifista del Free Gaza Movement, membro pure dell’International Solidarity Movement, richiedendo come riscatto ad Hamas, che ha in carico il governo della Striscia di Gaza, la liberazione di alcuni salafiti detenuti nelle carceri di Hamas a Gaza, tra cui anche Sheikh Al Saidani (meglio conosciuto come Abu Walid Al Maqdisi),  leader dei gruppi Tawhid e Jihad, affiliati ad Al Qaida

Hamas nella Striscia ha la mano pesante con i terroristi, quelli veri, che sono in odore di “servizi israeliani”, e le cui gesta disumane sono sfruttate come scusa per le rappresaglie sioniste ai danni della popolazioone di Gaza.

In caso di inadempienza alle richieste dei rapitori, entro le ore 17 locali di Gaza, Vittorio sarebbe stato ucciso.

I gruppi diretti da Al Maqdisi/Al Saidani hanno mietuto decine di vittime in attacchi ad obiettivi civili e fu arrestato dalle forze egiziane poco più di un mese fa con l’imputazione di diversi attentati terroristici, tra cui quello in un albergo del Sinai dove nel 2006 persro la vita una ventina di persone.

Fin qui la cronaca (news tratte da varie agenzie arabe in rete).ù

Ora una precisazione e una riflessione.

La precisazione. Intanto, per onestà intellettuale, diciamo subito che pur condividendo la stessa passione e slancio verso la comune causa di libertà e indipendenza per la Palestina (per noi Terra Santa), i rapporti d’amicizia con Vittorio si erano da tempo interrotti, a causa di sue posizioni intransigenti e oltraggiosamente irrispettose nei confronti di chi, come noi e come chi scrive, manifestava idee o fede diversa dalla sua. Questo detto per amore della sincerità, per non voler passare come quelli che si sperticano in lodi per farsi belli nei momenti di commozione e lutto. Ciò ovviamente non incide minimamente sul giudizio riguardo alle sue doti umane e sulla sua generosità d’animo dimostrata sul campo in questi anni, che ne fanno un uomo degno di essere ricordato con l’onore che merita.

La riflessione. Quando diciamo “i salafiti di Al-Qaeda/Cia/Mossad hanno ammazzato Vittorio Arrigoni”, intendiamo dire esattamente e letteralmente quel che abbiamo detto. Che Al-Qaeda sia una creatura organica ai giochi di guerra d’occupazione americani e israeliani, anche un bambino ormai lo sa e l’ha capito. Chi parla del gruppo di Bin Laden e di Al-Qaeda come un’entità rivoluzionaria che persegue gli interessi dell’islam, o è in mala fede, o è male informato, o non è abbastanza attento a quel che succede sullo scacchiere geopolitico internazionale in concomitanza delle operazioni “al-qaediste”. Perchè sempre, dalle operazioni in Afganistan contro i russi in poi, non c’è stata una sola operazione al-qaedista che non abbia portato con se occupazione militare, escalation belliche, intensificazione di operazioni geostrategiche per riposizionare le forze sul campo, pressioni politiche per condizionare scelte nazionali maggiormente repressive e intrusive nei confronti delle libertà dei cittadini. In parole più semplici, se Al-Qaeda non ci fosse, i servizi di intelligence israelo/americani avrebbero dovuto inventarla: ed infatti Al-Qaeda fu una creatura dei servizi, denominata “the base”, o meglio “the database”.

Ora, a prescindere che a Gaza nessuno conosce questo gruppo salafita denominato “The Brigade of the Gallant Companion of the Prophet Mohammad Bin Muslima”, e a prescindere pure che fonti governative di Gaza dichiarano essere inesistente alcun gruppo operativo del genere all’interno della Striscia (vedi le dichiarazioni rilasciate qui all’Agenzia Infopal), se non come microrealtà manovrate dall’intelligence israeliana per creare e generare conflittualità/provocazioni interne, contando su manovalanza pescata tra il fanatismo jihadista, dobbiamo chiederci assolutamente una cosa: perchè, per quale motivo, fantomatici gruppi islamici in dissenso con Hamas avrebbero dovuto rapire un italiano per far pressioni al fine di ottenere il rilascio di detenuti prigionieri nelle carceri di Gaza?

Non ha senso. Per poter fare pressioni del genere si sarebbero dovuti rapire esponenti del governo di Gaza o rappresentanti islamici vicini ad Hamas. Altrimenti si sarebbe dovuto rapire un italiano per fare pressioni al fine di ottenere il rilascio di detenuti islamico-salafiti presenti nelle carceri italiane. Tutta questa operazione di kidnaping, ha lo stesso senso che ha rapire un tedesco, per poi chiedere il rilascio di un cinese, ma detenuto in carceri cinesi.

E perchè, tra tutti gli attivisti internazionali presenti a Gaza, rapire proprio Vittorio Arrigoni? Vogliamo fare un reload e tornare indietro di un paio d’anni?

Vittorio, a differenza di inglesi, francesi, e altri, era l’unico italiano testimone di “Piombo Fuso”: aveva visto troppo, stava testimoniando, in lingua italiana, troppo. Suoi cablo di cronaca era riportati da giornali e riviste, on-line e cartacei.

Ma soprattutto su di lui era stata emessa una condanna a morte dalle milizie israelite, che ne avevano diramato comunicazione in rete sin dall’inizio del 2009, condite di minacce e folli proclami sionisti. Questa è la verità.

A questo link http://stoptheism.com/ era visionabile la condanna emessa dalle milizie sioniste. Ovviamente ora il file è stato cancellato, ma a quest’altro link potete leggere tutta la storia che avevamo documentato, come Pino Cabras su Megachip aveva evidenziato.

Emessa la sentenza, eseguita la condanna.

Riposa in pace Vittorio, restiamo in pace, o come diresti tu, “restiamo umani”.

Per noi non finisce qui. Fino alla fine.

Filippo Fortunato Pilato, per TerraSantaLibera.org

Les « salafistes » d’Al Qaeda/Cia/Mossad ont tué Vittorio Arrigoni

Traduit de l’italien par Marie-Ange Patrizio – Edité le Vendredi 15 avril 2011


NO FLY ZONE SU GAZA

Posted: April 11th, 2011 | Author: Espedito Gonzales | Filed under: Archivio generale, Crimini di guerra, Guerra, Israele, Mondo arabo, Palestina, Sionismo | No Comments »

LA LEGA ARABA ALL’ONU:

“NO A FLY ZONE SU GAZA”

IL CAIRO – La Lega Araba chiedera’ alle Nazioni Unite di imporre un no fly zone su Gaza per gli aerei israeliani. Lo hanno reso noto fonti dell’organismo panarabo al termine di una riunione dedicata alla crisi nella Striscia di Gaza.

Medio Oriente: PROVE DI TREGUA MA ATTACCHI PROSEGUONO – Israele e Hamas sono impegnati, con l’aiuto delle Nazioni Unite, nel tentativo di mettere fine alle ostilita’ che negli ultimi giorni hanno sconvolto la vita a Gaza e nel Neghev israeliano e che nella Striscia hanno provocato la uccisione di almeno 18 palestinesi e il ferimento di decine. Ma sul terreno anche oggi, da Gaza, sono stati lanciati a piu’ riprese razzi e colpi di mortaio, che non hanno provocato vittime. Da Gaza un portavoce di Hamas, Sami Abu Zuhri, ha affermato che le milizie palestinesi non sono interessate ad una escalation. ”Se Israele cessera’ le aggressioni – ha affermato – in maniera naturale la calma tornera’ ”. Da parte sua anche il ministro della difesa Ehud Barak ha assicurato che Israele non e’ interessato ad estendere il conflitto e che se Hamas cessera’ le ostilita’, lo Stato ebraico fara’ altrettanto. ”Ma se gli attacchi palestinesi contro civili o militari israeliani dovessero proseguire – ha avvertito il premier Benyamin Netanyahu – Israele colpira’ Hamas in maniera ancora piu’ dura”. Secondo Israele, la maggior parte dei palestinesi rimasti uccisi ”sono miliziani di Hamas o di altre organizzazioni terroristiche”. Nel pomeriggio la situazione a Gaza sara’ discussa da Netanyahu con i ministri a lui piu’ vicini. A Gaza anche Hamas ha convocato per oggi il proprio esecutivo. Secondo radio Gerusalemme, Hamas ha fatto sapere ad Israele di essere disposto a mettere fine agli attacchi in profondita’ contro le citta’ israeliane del Neghev, ma rivendica il diritto di continuare i lanci di mortai e di razzi a corta gittata e di proseguire le attivita’ di guerriglia contro le pattuglie militari israeliane lungo le linee di demarcazione. In mattinata miliziani palestinesi hanno sparato a due riprese colpi di mortaio contro villaggi israeliani nel Neghev Occidentale (provocando seri danni alla rete elettrica locale) e hanno sparato alcuni razzi in direzione della citta’ di Ashkelon. Un missile Grad e’ stato intercettato con successo dal sistema di difesa denominato Cupola di ferro.

Domenica 10 Aprile 2011
http://www.leggo.it/articolo.php?id=115971

postato da Domenico F.  per TerraSantaLibera.org