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Majer-Zlitan Massacre by NATO (Eng-Ita-Esp)

Posted: August 10th, 2011 | Author: Espedito Gonzales | Filed under: Archivio generale, Crimini contro l'umanità, Crimini di guerra, Guerre & Strategie, Libia, Massacri, Mondo arabo, Video | No Comments »

Riceviamo da LibyanFreePress e pubblichiamo
http://libyanfreepress.wordpress.com/2011/08/10/zlitan-massacre-by-nato/

Press Conference by Moussa Ibrahim

on Majer-Zlitan Massacre by NATO (August 9, 2011)

Libia, Majer-Zlitan: la NATO massacra 85 civili, di cui 33 bambini, 32 donne, 20 uomini. “Per motivi umanitari” come ci spiegano i nostri “politici-burattini” nelle mani dell’usurocrazia finanziaria e bancaria mondiale.

Il popolo della Libia di Jamahiriya e di Tripoli sappia però che non tutti in Europa sono così stupidi da non aver capito il complotto/cospirazione contro la Libia ed i popoli/Nazioni del mondo, e faremo il possibile per diffondere la Verità sul crimine che si sta compiendo ai danni della Libia e di tutti noi.

Ognuno ha il suo ruolo, ognuno fa la sua parte: buona fortuna fratelli della Jamahiriya ancora libera (Nota redazionale di LibyanFreePress)

Libia acusa a la OTAN de asesinar a 85 civiles a Majer-Zlitan


Siria: origine della sovversione

Posted: April 24th, 2011 | Author: Espedito Gonzales | Filed under: Archivio generale, Complotti, Mondo arabo, Siria | No Comments »

L’origine della sovversione in Siria

Alessandro Lattanzio 24/4/2011  – Aurorasito.wordpress.com

Il 14 Aprile 2011, la televisione di Stato siriana ha trasmesso filmati di tre giovani di una cellula terroristica, che confessavano di aver ricevuto fondi e armi dal deputato del Blocco Futuro Jamal Jarrah, al fine di compiere atti di sabotaggio in Siria. I tre giovani, Anas Kanj, Mohammed Badr Al-Kalam e Mohammed El Sokhna, hanno confessato di aver provocato le proteste nella Moschea degli Omayyadi, contro il regime, e compiuto atti di sabotaggio, come attaccare una stazione di polizia a Sbeineh. Anas Kanj ha detto di aver ricevuto soldi e armi da un intermediario di nome Ahmed Awdeh, un membro del gruppo dei Fratelli Musulmani, che lo ha collegato con Jarrah. “Ahmed mi ha detto che Jarrah è generoso e sosterrà la mia famiglia, e che ci darà armi sofisticate, trasportate dal Libano grazie alla corruzione, e che noi saremo addestrati da altre cellule che non conosciamo. Mi ha promesso di incontrare Jarrah, ma che ora non poteva a causa del suo lavoro“, aveva detto Anas. “Ahmed ha anche promesso di presentarmi a Fida’a Sayyed, il Capo della Sicurezza Generale dei Fratelli musulmani in Siria, e mi ordinò di sparare sui manifestanti e di filmarlo in modo da inserire le scene sul ‘Syrian Revolution Website’, in modo da trarre l’attenzione internazionale sulla necessità di liberarsi del regime siriano, perché è un ‘regime oppressivo’“, aggiungeva.
Jarrah ha negato le accuse dicendo: “Non abbiamo né la capacità né l’intenzione di interferire negli affari interni della Siria. Se la Siria ha un caso da discutere, può rivolgersi al governo e alla magistratura attraverso il Ministero degli Affari Esteri libanese”. (1)
Intanto a Damasco, bande armate hanno impedito i soccorsi ai feriti  delle forze di sicurezza, vittime delle proteste. Le autorità siriane hanno che “certi media hanno fatto senza fondamento dicendo che le autorità siriane avevano impedito ai feriti di essere ricoverate in ospedale”, una dichiarazione del Ministero degli Interni. “Uomini armati  hanno bloccato le ambulanze che trasportavano 34 poliziotti feriti nell’ospedale di Daraa, l’8 aprile”. Il comunicato faceva eco a un precedente comunicato del ministero, in cui si affermava che: “bande armate hanno bloccato la strada per Banias (nel nord-ovest) per impedire alle ambulanze di soccorrere i feriti e trasportarli nell’ospedale militare.”
In un comunicato ufficiale del 17 aprile, il ministero degli Interni della Siria ha avvertito che “le leggi in vigore in Siria saranno applicate per tutelare la sicurezza dei cittadini e la stabilità interna. Il corso degli eventi scorsi ha rivelato che tutto ciò è un’insurrezione armata di gruppi armati appartenenti ad organizzazioni salafite, soprattutto nelle città di Homs e Banias.” Il Ministero  invitava tutti i cittadini siriani a “contribuire efficientemente nel mantenere la stabilità e sicurezza e di assistere le autorità competenti nei loro compiti nell’attuazione di questo obiettivo“. Il Ministero ha anche chiesto ai siriani “di astenersi da ogni manifestazione di massa, o dimostrazione o sit-in a qualsiasi titolo.” In un primo momento le dimostrazioni erano poche e piccole, con richieste  limitate. Poche centinaia di persone avevano protestato a Damasco, Latakia e  Daraa, per chiedere riforme limitate, il rilascio di prigionieri politici o l’eliminazione della legge d’emergenza. Ma poi qualcosa è successo e il movimento è stato spinto a mutarsi in un’aperta rivolta. Secondo Syria News Sat, ‘gruppi di traditori e criminali armati controllati dall’estero’ avevano partecipato a una manifestazione presso la Facoltà di Medicina dell’Università di Damasco, il 17 aprile.
Nonostante il governo siriano abbia promesso di applicare le riforme nei settori politici e sociali, ma seguendo solo la propria agenda, approvando un decreto legislativo per porre fine allo stato di emergenza nella Repubblica Araba di Siria, dichiarato nel 1963 e un decreto legislativo per abolire l’Alta Corte per la Sicurezza dello Stato, creata nel 1968; e dopo aver presentato un disegno di legge che regola il diritto alla protesta pacifica come diritto umano fondamentale garantito dalla Costituzione siriana, i bloggher attivisti siriani, che per la maggior parte residenti all’estero, continuano a utilizzare internet per istigare ad ulteriori dimostrazioni violente. Evidentemente, si tratta di una serie di sommosse e di manovre di destabilizzazione dirette dall’estero, e non va escluso che dietro ai tanti ‘dissidenti’ arabi, che a quanto pare esistono solo online, sul web, vi siano invece dei concreti e reali militari e agenti di potenze straniere. Come riferisce il giornale inglese The Guardian: “L’esercito statunitense sta sviluppando un programma che gli permetterà di manipolare segretamente i social media usando falsi profili per influenzare le conversazioni Internet e per diffondere propaganda pro-USA. Una società statunitense si è appena aggiudicata un contratto con il Comando Centrale dell’US Army, che sovraintende alle operazioni in Medio Oriente e Africa centrale (CENTCOM), con lo scopo di creare un ‘servizio di gestione di profili online’, permettendo a un solo militare di controllare fino a dieci identità diverse, piazzati in qualsiasi parte del Mondo. … Una volta sviluppato, il programma potrebbe permettere ai militari statunitensi, che operano su un determinato luogo e un determinato fuso orario, di interagire in varie conversazioni online, inviano in modo coordinato un certo numero di e-mail, post sui blog e nelle chat e altre azioni. La sede di questa operaizone dovrebbe essere la base dell’aeronautica statunitense di MacDill vicino Tampa, in Florida, dove risiede il centro comando delle Forze Speciali USA.”(2)
Quindi, un programma che viene indicato essere in fase di studio, ma nulla esclude che questo ‘studio’ possa anche significare una ‘sperimentazione’ dal vivo e sul campo. Dietro ai presunti bloggher dissidenti anti-sistema arabi (e di qualsiasi altra parte del Mondo), vi possono benissimo essere dei tutt’altro che anti-sistemici soldati ed agenti a stelle&strisce, che eseguono patriotticamente gli ordini dei loro superiori, generando caos e destabilizzazione negli stati-bersaglio. Il campo di battaglia viene trasferito anche su Facebook, Twitter, Youtube, ecc. Le notizie sui presunti massacri di decine e centinaia di dimostranti civili, molto probabilmente sono dei falsi tesi ad inasprire le tensioni interne in Siria, e a spianare la strada ad un intervento esterno, sul piano dei rapporti internazionali. In ciò, seguendo il piano di aggressione attuato contro la Libia.
Il 18 aprile, il ministero degli Interni aveva riferito che un gruppo armato aveva aperto il fuoco a caso, terrorizzando i cittadini e bloccando le vie pubbliche, mentre le forze di polizia disarmate mantenevano l’ordine. Il poliziotto Ahmad al-Ahmad è stato ucciso e altri 11 sono rimasti feriti, quando un gruppo di criminali armati hanno aperto il fuoco su di loro, nella città di Talbisa, vicino Homs. Una fonte ufficiale ha affermato che dopo che l’autostrada Homs-Hama-Aleppo era stata interrotta vicino la città di Talbisa, da gruppi criminali armati che terrorizzavano i civili, una unità militare è stata mobilitata per porre fine all’azione dei gruppi armati e impedirgli di bloccare nuovamente l’autostrada. Mentre l’unità si avvicinava, membri dei gruppi armati criminali, situati negli edifici vicino all’autostrada, avevano aperto il fuoco contro l’unità militare che ha risposto ed ucciso tre membri dei gruppi armati, e feriti altri 15, mentre 5 militari sono stati feriti.
Il 19 aprile, il Ministero degli Interni di Damasco osservava in un comunicato, che gli eventi in diverse province siriane, come l’assassinio di poliziotti, soldati e civili, sono parte di una terrificante rivolta armata guidata da gruppi armati salafiti. I gruppi terroristici hanno ucciso soldati, ufficiali, poliziotti e civili, mutilandone poi i corpi. Il ministero quindi invitava i cittadini a collaborare con le autorità e a non permettere ai terroristi di sfruttare l’atmosfera di libertà per spargere sangue e colpire le proprietà pubbliche e private. Il ministero ha annunciato che questi gruppi armati avevano commesso dei crimini allo scopo di creare il caos e terrorizzare il popolo siriano, sfruttando il processo di riforma e di libertà lanciato all’interno del programma annunciato dal presidente Bashar al-Assad, durante il suo discorso al nuovo governo.
Damasco dichiarava, il 19 aprile, che un gruppo di criminali armati, ad Homs, aveva assassinato il colonnello Mohammad Abdo Khaddour, sparandogli in testa e all’addome, mentre si dirigeva al lavoro, e poi ha anche mutilato il viso del Col. Khadour. Anche il Sergente Maggiore Ghassan Mehrez è stato ucciso mentre guidava un minibus. Altre aggressioni contro le forze di sicurezza e singoli cittadini sono state effettuate da questi gruppi armati criminali, colpendo due stazioni di polizia ad al-Hamidiya e al-Bayyada, a Homs, ferendo sei poliziotti, mentre due membri del gruppo armato sono stati uccisi e altri cinque feriti. Il capo della polizia di Homs, generale di brigata Hamid Asa’ad Mar’ai, ha detto che i gruppi di criminali armati hanno cercato di appiccare il fuoco alla stazione di polizia di al-Bayyada, dopo averla circondata, sparando e ferendo alcuni membri del al suo personale all’interno.
Il direttore dell’ospedale nazionale di Homs, Ghassan Tannous, ha detto “Sei membri delle forze di sicurezza sono stati portati all’ospedale, Martedì all’alba, avevano subito varie lesioni dopo che essere stati aggrediti con armi da taglio e bastoni durante il loro spostamento dalla stazione di polizia di al-Bayyada a quella di al-Hamidiya. I feriti osservano che circa 50 uomini armati hanno attaccato la stazione di polizia al-Bayyada, alle 03:00, ed aperto il fuoco contro i membri della sicurezza, ed hanno attaccato uno di loro con manganelli e armi da taglio, ripetendo la stessa scena che si era svolta presso la  stazione di polizia di al-Hamidiya.”

Il 23 aprile i militari siriani hanno trovato dei telefoni cellulari che utilizzavano schede SIM non-siriano e apparecchi GPS e macchine fotografiche digitali contenente brevi video, raffiguranti atti di violenza e false scene di repressione delle proteste. I telefoni e le macchine fotografiche sono stati sequestrati a membri di un gruppo armato criminale, che avevano attaccato una posizione militare nella zona di al-Rakhem Hirak, presso Daraa. I membri del gruppo inoltre erano armati di spranghe, spade e altre armi di metallo, che sono state utilizzate contro le forze di sicurezza, durante le proteste, oltre a molotov e a bottiglie piene di sangue da utilizzare nella messa in scena di atti di violenza.
Il 20 aprile, il Generale di Brigata Khodir al-Talawi, due figli e suo nipote sono caduti in un’imboscata, feriti a morte da gruppi criminali armati della città di Homs, a circa 160 chilometri da Damasco. I corpi dei caduti sono stati brutalmente mutilati dai gruppi criminali. Altri due ufficiali dell’esercito siriano: il colonnello Moin Mihla e il maggiore Iyad Harfoush sono stati anche loro assassinati dai gruppi criminali armati di Homs. Decine di altri membri della polizia siriana sono stati feriti dai gruppi criminali armati. Il Ministero degli Interni siriano ha emesso l’ordine di divieto d’ingresso ai motocicli nela città di Homs, visto l’uso frequente da parte dei gruppi criminali di questi mezzi di trasporto. Assassinato anche l’inventore siriano Issa Abboud, di 27 anni, ucciso da bande armate criminali nel quartiere di al-Nozha di Homs. Issa era in visita da suo cugino, nel quartiere di al-Nozha, dove i gruppi criminali armati sparavano, aveva ottenuto il titolo di più giovane inventore del mondo, con più di 100 brevetti.
Intanto gli screditati media ‘liberali panarabi’ continuano a interferire e a voler sabotare l’attività politica interna degli stati-bersaglio.
Il 21 aprile, il Gran Muftì della Repubblica Araba di Siria, Dr. Ahmad Hassoun Badreddin, esprimeva rammarico per la perdita di credibilità e di onestà di alcuni mass-media arabi, che si aspettava lavorassero per preservare l’unità araba e impedissero lo spargimento di il sangue arabo, invece di istigare alla  divisione etnica e settaria. In una dichiarazione, il Gran Mufti aveva smentito le dichiarazioni che alcuni canali gli avevano attribuito, dicendo che ciò che è stato trasmesso da Alarabiya è stato fabbricato e mirava a provocare una frattura tra i dirigenti e i cittadini. Ha sottolineato che ciò che Alarabiya aveva diffuso era solo una parte di un lungo discorso dato nella città di al-Sanamin, quando vi si era recato per offrire le condoglianze alla sua gente,  dicendo che il loro sangue è il sangue della nazione e che il presidente Bashar al-Assad è addolorato per ogni goccia di sangue che si versa in Siria. Il Gran Mufti ha affermato che il popolo della Siria è consapevole della necessità di costruire il paese e ristabilire l’unità tra la dirigenza e il popolo, in particolare dopo il discorso del presidente al-Assad al Governo, sottolineando che il paese può essere costruito solo dalla modestia, dal lavoro e dall’integrità del suo popolo.
Il 19 aprile precedente, a Damasco, i vertici degli insegnanti religiosi hanno affermato che il comunicato rilasciato dall’International Union of Muslim Ulama sulla situazione in Siria, è diretta contro la sicurezza e la stabilità della Siria e non è coerente con i metodi scientifici e logici di in giudizio, ma ciò  non rappresenta per loro una sorpresa, visto che proviene da ambienti associati a schemi abbastanza chiari riguardo agli obiettivi perseguiti. In una dichiarazione gli studiosi religiosi siriani hanno detto che sebbene ‘la dichiarazione dell’Unione Internazionale degli ulema musulmani riconosca che il presidente Bashar al-Assad ha deciso di revocare lo stato di emergenza entro una settimana, e abbia dato le indicazioni riguardanti l’approvazione di una nuova legge sui partiti‘, la stessa associazione in questione, in realtà, ‘non presta attenzione a tutto questo, perché è legata a un regime straniero che cerca di destabilizzare la Siria‘. Gli studiosi hanno affermato che i membri dell’Unione degli studiosi religiosi in Siria non sono stati consultati, e nessuno di loro ha sottoscritto la dichiarazione, riferendosi agli interessi  stranieri dietro tale dichiarazione. ‘Le soluzioni proposte dal presidente al-Assad non sono parziali, come afferma la dichiarazione, le soluzioni sono radicali, incluse le leggi sui partiti, di emergenza, sui media e l’amministrazione locale… non sono semplici promesse‘, aggiungeva il comunicato. Gli studiosi hanno detto che loro, assieme al popolo della Siria, sono unanimi nel respingere la sedizione, gli omicidi e le distruzioni, e sono impegnati per l’unità nazionale. ‘I tentativi sovversivi non possono indebolire la determinazione del popolo siriano, e il costante attacco alla Siria è la testimonianza della sua ferma posizione’, conclude il comunicato.
Il Ministro delle fondazioni islamiche, Mohammad Abdul-Sattar al-Sayed, ha detto che aveva incontrato gli studiosi della Siria e che hanno rilasciato una dichiarazione, in risposta alle affermazioni emesse dall’International Union of Muslim Ulama, secondo cui tali affermazioni si basano sulla visione faziosa di una banda specifica, compromessa in un complotto che mira alla sicurezza e alla stabilità della Siria. Da parte sua, il Gran Mufti della Repubblica, Ahmad Badreddin Hassoun si chiedeva: “Chi ha consultato l’Unione internazionale degli Ulama  musulmani, e chi li autorizza a rilasciare tale dichiarazione?”, facendo notare che alcuni degli studiosi della Siria sono membri di questa unione, ma non uno di loro è stato informato di questa dichiarazione. Aggiungendo che l’Unione avrebbe dovuto pregare per la prosperità del popolo siriano, e non avrebbe dovuto rilasciare una simile provocazione contro il popolo. (3)

Note
1. Upprooted Palestinians
2. Guardian
3. Champress.net

Fonte: http://aurorasito.wordpress.com/2011/04/24/lorigine-della-sovversione-in-siria/


La “Primavera Araba” finanziata dagli USA

Posted: April 20th, 2011 | Author: Espedito Gonzales | Filed under: Archivio generale, Complotti, Geopolitica, Mondo arabo, Poteri Occulti, Video | No Comments »

E’ ufficiale: La “Primavera Araba” finanziata dagli USA


Sepolti i dubbi; le controrivoluzioni che verranno

di Tony Cartalucci – Land Destroyer

Traduzione: Dakota Jones - i lupi di einstein

Bangkok, Thailandia 15 aprile 2011 – Mentre le bombe americane piovono sulla Libia, sul presupposto che Gheddafi stava brutalizzando i protestanti indigeni pro-democrazia, le dita che accusano Libia, Iran, Cina, Siria, Bielorussia, e un numero crescente di altre nazioni,  puntano verso Washington per aver finanziato e pianificato un cambiamento di regime contro i loro rispettivi governi.
Sia per un atto di assoluta arroganza che per produrre prove emergenti che gli Stati Uniti hanno davvero finanziato e preparato il terreno per la “Primavera araba”, per anni, il New York Times ha recentemente pubblicato “Gruppi degli Stati Uniti hanno contribuito ad alimentare le Rivolte arabe

Gettando praticamente questi attivisti sotto il bus, il New York Times rivela che il Movimento Giovanile Egiziano 6 aprile, il Centro per i diritti umani del Bahrain, e l’attivista Entsar Qadhi dello Yemen tra gli altri, hanno ricevuto addestramento e finanziamento da parte dell’ International Republican Institute , il National Democratic Institute, e Freedom House allineata con i neo-conservatori.

Il New York Times continua a spiegare che queste organizzazioni sono state a loro volta finanziate dal National Endowment for Democracy , che riceve 100 milioni di dollari dal Congresso, mentre Freedom House riceve la maggior parte del suo denaro dal Dipartimento di Stato USA . Mentre il New York Times afferma “nessuno dubita che le rivolte arabe sono cresciute in casa,” i leaders dei gruppi che ora hanno ammesso apertamente di aver finanziato e addestrato dagli Stati Uniti sono tutt’altro che “cresciuti in loco.” L’esempio più importante è il Movimento egiziano 6 Aprile guidato da Mohamed ElBaradei dell’International Crisis Group . ElBaradei, seduto accanto a George Soros, Kenneth Adelman, Wesley Clark, e Zbigniew Brzezinski, all’interno di un think-tank americano di politica estera, genera  una notevole quantità di “dubbi”.

Ad ammettere il coinvolgimento è anche il Progetto per la Democrazia in Medio Oriente (POMED), presieduto da vari ex allievi del Council on Foreign Relations e dell’Istituto Brookings. Il POMED sostiene di aver aiutato i manifestanti a sviluppare competenze e una rete di comunicazioni. Tale formazione si è svolta ogni anno, sotto Movements.org, a partire dal 2008, dal quale il Movimento egiziano 6 aprile fra tanti altri, ha imparato le tecniche per sovvertire il loro governo. Movements.org, naturalmente, è sponsorizzato da un conglomerato di aziende e agenzie governative tra cui il Dipartimento di Stato americano, Google, MTV, la ditta di pubbliche relazioni Edelman, Facebook, CBS News, MSNBC, Pepsi e altri. Nonostante l’affermazione che tale ingerenza significa “promuovere la democrazia,” guardando gli sponsor e gli interessi dei guerrafondai coinvolti in questa operazione, sembra che si tratti più di una promozione dell’egemonia militare ed economica globale.

Il New York Times include nell’articolo anche il ruolo delle ONG e della cosiddetta “società civile “, utilizzato per sostenere l’agitazione, come pure il dispiacere espresso dai leaders arabi che rimproverano gli Stati Uniti per l’ingerenza nei loro affari interni. Tali accuse stanno crescendo, ora che anche Cina, Iran, Siria, Bielorussia fanno affermazioni simili.

L’articolo del New York Times  si conclude con la descrizione di rivelazioni che indicano che molti attivisti che erano venuti a conoscenza del coinvolgimento degli Stati Uniti nel finanziamento e nella direzione dei movimenti, sono stati privati del diritto di voto. Questi attivisti sono stati “cacciati”. L’addestramento è stato condotto al di fuori dei paesi di destinazione, anche in Giordania, Marocco, Serbia e Stati Uniti. Quello che il New York Times omette sono le connessioni e il coinvolgimento delle corporazioni che hanno interessi particolari a  manovrare le organizzazioni dei diritti umani, a sostegno di queste operazioni. Tali organizzazioni hanno ampiamente gettato le basi retoriche necessarie per giustificare la continua espansione della guerra in Libia.

Naturalmente, basta solo ricordare la finta ignoranza esibita dal Dipartimento di Stato americano, Hillary Clinton e Barack Obama, insieme alla litania di bugie fornite dai media mainstream, per vedere il complotto in malafede che è in corso. Questo perché tutti, dal Dipartimento di Stato americano ai media di proprietà delle corporazioni, sono stati coinvolti, per anni, preparandosi al compimento della “primavera araba”. Con le aperte ammissioni fatte ora da un portavoce corporativo-finanziario globale, come il New York Times, dobbiamo prendere in considerazione le gravi conseguenze che potranno derivarne i seguito.
Ecco il circo dei media mainstream. La MSNBC finge ignoranza e confusione
sui disordini nella cui costruzione erano coinvolti almeno dal 2008.

Sicuramente questa informazione solleverà una controrivoluzione. In Egitto,si è già visto il globocrate  Mohamed ElBaradei sospettato di ingerenza, bersagliato con le pietre e la sua agenda deragliata. Molti attivisti hanno veramente creduto nella loro causa e rischiato la vita per l’idea per la quale stavano combattendo, non solo contro le loro dittature corrotte ma anche contro l’Occidente che le aveva sostenute per anni. Tale percezione è stata esasperata durante le prime fasi  delle rivolte quando l’Occidente  sosteneva generosamente i regimi in difficoltà , al fine di massimizzare la privazione dei diritti civili del popolo. Oltre ad osservare le operazioni in corso per impadronirsi della Libia con la forza, e vedere rivolte  simili appoggiate dagli Stati Uniti in Siria, Yemen, Iran, e perfino in Thailandia e Cina, sarà davvero interessante vedere come gli stati-nazione adatteranno la loro risposta a quella che è ora, chiaramente, una sovversione finanziata dall’estero.

In che modo questa realizzazione si manifesterà non è certo. Tuttavia, sarebbe saggio per gli attivisti, esperti, politici e cittadini realmente interessati alla verità, riflettere molto attentamente prima di fare la loro prossima mossa. Come George Bush una volta ha tentato di dire, “se mi inganni una volta, la vergogna ricade su di te, se mi inganni due volte, la vergogna ricade su di me”

In ultima analisi, e subito dopo aver esaminato gli architetti dietro questo stratagemma globale di destabilizzazione ingannevole, dobbiamo guardare oltre i fantocci politici e i bugiardi in malafede che pretendono di darci “le notizie”. Dobbiamo vedere l’ impero corporativo-finanziario globale come l’origine del problema e la sua rimozione e  sostituzione come la soluzione.

Per come combattere i globalisti, per raggiungere l’autosufficienza e la libertà attraverso l’indipendenza, leggete anche:

Boycotting: One Corporation at a time
Self-Sufficiency
Alternative Economics
The Lost Key to Real Revolution
Boycott the Globalists
Naming Names: Your Real Government

Fonte: Land Destroyer Report 15 Aprile 2011
Traduzione: Dakota Jones

http://ilupidieinstein.blogspot.com/2011/04/e-ufficiale-la-araba-finanziata-dagli.html


NO FLY ZONE SU GAZA

Posted: April 11th, 2011 | Author: Espedito Gonzales | Filed under: Archivio generale, Crimini di guerra, Guerra, Israele, Mondo arabo, Palestina, Sionismo | No Comments »

LA LEGA ARABA ALL’ONU:

“NO A FLY ZONE SU GAZA”

IL CAIRO – La Lega Araba chiedera’ alle Nazioni Unite di imporre un no fly zone su Gaza per gli aerei israeliani. Lo hanno reso noto fonti dell’organismo panarabo al termine di una riunione dedicata alla crisi nella Striscia di Gaza.

Medio Oriente: PROVE DI TREGUA MA ATTACCHI PROSEGUONO – Israele e Hamas sono impegnati, con l’aiuto delle Nazioni Unite, nel tentativo di mettere fine alle ostilita’ che negli ultimi giorni hanno sconvolto la vita a Gaza e nel Neghev israeliano e che nella Striscia hanno provocato la uccisione di almeno 18 palestinesi e il ferimento di decine. Ma sul terreno anche oggi, da Gaza, sono stati lanciati a piu’ riprese razzi e colpi di mortaio, che non hanno provocato vittime. Da Gaza un portavoce di Hamas, Sami Abu Zuhri, ha affermato che le milizie palestinesi non sono interessate ad una escalation. ”Se Israele cessera’ le aggressioni – ha affermato – in maniera naturale la calma tornera’ ”. Da parte sua anche il ministro della difesa Ehud Barak ha assicurato che Israele non e’ interessato ad estendere il conflitto e che se Hamas cessera’ le ostilita’, lo Stato ebraico fara’ altrettanto. ”Ma se gli attacchi palestinesi contro civili o militari israeliani dovessero proseguire – ha avvertito il premier Benyamin Netanyahu – Israele colpira’ Hamas in maniera ancora piu’ dura”. Secondo Israele, la maggior parte dei palestinesi rimasti uccisi ”sono miliziani di Hamas o di altre organizzazioni terroristiche”. Nel pomeriggio la situazione a Gaza sara’ discussa da Netanyahu con i ministri a lui piu’ vicini. A Gaza anche Hamas ha convocato per oggi il proprio esecutivo. Secondo radio Gerusalemme, Hamas ha fatto sapere ad Israele di essere disposto a mettere fine agli attacchi in profondita’ contro le citta’ israeliane del Neghev, ma rivendica il diritto di continuare i lanci di mortai e di razzi a corta gittata e di proseguire le attivita’ di guerriglia contro le pattuglie militari israeliane lungo le linee di demarcazione. In mattinata miliziani palestinesi hanno sparato a due riprese colpi di mortaio contro villaggi israeliani nel Neghev Occidentale (provocando seri danni alla rete elettrica locale) e hanno sparato alcuni razzi in direzione della citta’ di Ashkelon. Un missile Grad e’ stato intercettato con successo dal sistema di difesa denominato Cupola di ferro.

Domenica 10 Aprile 2011
http://www.leggo.it/articolo.php?id=115971

postato da Domenico F.  per TerraSantaLibera.org


Bahrain: Western Complicity

Posted: April 9th, 2011 | Author: Espedito Gonzales | Filed under: Archivio generale, Crimini contro l'umanità, Emirati e Califfati, Geopolitica, Geostrategia del Petrolio, Mondo arabo | No Comments »

Bahrain: Western Complicity

in Saudi-Backed War Crimes

Civilian Killings, Disappearances, Torture,

Chemical Warfare and Organ Theft…

By Finian Cunningham – Global Research, April 6, 2011

Claims of Civilian Killings, Disappearances, Torture, Chemical Warfare Agents and Organ Theft From Victims of State Violence

When Saudi-led military forces intervened in Bahrain on March 14, it was declared by the Bahraini government and its allies among the Gulf Cooperation Council (GCC) states of Saudi Arabia, Kuwait, Qatar, Oman and the United Arab Emirates that the unprecedented move was a matter of urgency, needed to “restore order and stability” to the tiny Persian Gulf island kingdom. An arcane GCC defence pact was invoked – the Arabian Peninsula Shield – even though legal experts pointed out that such a provision was only applicable in the event of one of the six Gulf states coming under attack from an external enemy.

Three weeks later, the real nature of the Saudi-led intervention is becoming brutally clear. It can now be seen as an invasion that has led to foreign occupation, lawlessness and several categories of crimes against humanity committed by the very forces purported to bring order. In one sense, the rhetorical justification for invoking the Peninsula Shield force, “to restore order and stability”, is literally correct. The aim was to restore the order and stability of the US-backed Al Khalifa Sunni dictatorship that had sat perilously on top of an oppressed Shia majority for decades. On February 14, the Shia majority (60-70 per cent of the indigenous population) along with disenfranchised Sunni and non-religionists from working class communities rose up in numbers that had never been seen before. Inspired by revolutions in Tunisia, Egypt and elsewhere in the Arab region, Bahrain’s surging pro-democracy movement rocked the royal rulers.

Bahrain’s indigenous population is estimated at 700,000. Official figures are hard to come by because of the demographic sensitivity of the island’s Sunni ruling elite. So when daily demonstrations of up 200,000-300,000 people were flooding main roads and highways, temporarily disabling government institutions and centres of commerce – and with crowds shouting with increasing boldness “Down, down [King] Hamad” – there was a palpable sense that the regime was facing a serious existential threat. No matter that the protest movement was based on peaceful civil disobedience, the threat to the status quo had reached an unbearable threshold, from the point of view of the regime and its regional and Western backers.

During the four weeks of democracy-euphoria sweeping Bahrain, the Gulf leaders were in constant communication under the aegis of the GCC with its headquarters in the Saudi capital, Riyadh. Even when Bahrain’s rulers ordered a massacre of seven civilians during the first week of protests, the foreign ministers of the GCC defied an international outcry and rallied in staunch support of their ally in Manama. Evidently, the shaky foundations of the House of Al Khalifa were undermining the House of Al Saud and the other sheikhdoms of the Gulf, as witnessed by the beginnings of civil unrest in Saudi’s oil-rich Eastern Province and Oman. If Bahrain were to succumb to democracy, as its people were demanding, the domino effect on the rigid, autocratic power structure across the Gulf would have revolutionary repercussions.

Enter the US and Britain

The threat of democracy in the Gulf is not just a concern to regional despots fighting to maintain their anachronistic privileges over the mass of impoverished people. The threat to autocratic rule in the Gulf goes to the heart of global power domination by Western capitalist governments and their imperialist control of resources and nations. The continued flow of oil from the earth’s largest proven reserves of hydrocarbons, and perhaps more importantly the continued flow of petrodollars from the Gulf puppet states to buy Western treasury bonds and thus prop up debt-crippled economies, are hugely vital interests. Reflecting this dependence on maintaining the autocratic Gulf status quo, the Western governments every year sell billions of dollars worth of weaponry to the dictatorial regimes – weapons that are used mainly to suppress their own people from seeking democracy.

It is worth thinking about that for a while. Western governments, despite lofty rhetoric and platitudes about democracy and human rights, are, under the operation of the capitalist order, in direct conflict with such values. This fundamental contradiction of Western powers can of course be seen right across the Middle East and North Africa, having backed dictators in Egypt, Tunisia, Jordan, Yemen, and until recently Libya under Muammar Gaddafi. But the Gulf’s primary oil riches and its strategic location from which Western powers are able to launch wars of aggression to control the vast energy resources of Central Asia, including the checking of Iran, makes the Persian Gulf region a particularly inviolate vital interest.

Just when the Gulf rulers were reaching their threshold of intolerance towards the democracy movement in Bahrain, the US defence secretary Robert Gates made an unscheduled over night visit to Bahrain’s King Hamad Al Khalifa on March 11-12. Only days before, Britain’s top national security advisor, Sir Peter Ricketts, also had a closed meeting with the Bahraini monarch conveying, it was reported, “a special message” from UK prime minister David Cameron.

Two days after Gates left the Bahraini royal household, on March 14, several thousands-strong armed forces entered Bahrain across the 25-kilometre causeway connecting Saudi Arabia. Two days after that again, on March 16, Bahrain’s rulers declared martial law, beginning with a full military attack on peaceful, pro-democracy protesters camped at the capital’s Pearl Square.

As Middle East analyst Ralph Schoenman points out: “This level of coordination does not result in full-scale invasion 48 hours later by virtual puppet regimes without taking their cues and instruction from their military suppliers and political overseers.”

Pointing to the strategic importance of Bahrain, where the US Fifth Fleet is based, Schoenman added: “Bahrain is the linchpin of imperial control of the entire region and, indeed of global capitalist ‘stability’ through hegemony over oil and seething populations chafing under the heel of feudal, autocratic, semi-colonial and country-selling regimes.”


That the US government must have given a green light to the Saudi-led invasion and ongoing repression in Bahrain is corroborated by Pepe Escobar in Asia Times on April 2. He writes: “Two diplomatic sources at the United Nations independently confirmed that Washington, via secretary of state Hillary Clinton, gave the go-ahead for Saudi Arabia to invade Bahrain and crush the pro-democracy movement in their neighbor in exchange for a ‘yes’ vote by the Arab League for a no-fly zone over Libya – the main rationale that led to United Nations Security Council resolution 1973. [1]

On the morning of March 16, around 5.30am, Bahrain’s mobile telecommunication networks were abruptly shut down. Minutes later, members of the Bahraini Defence Forces and police, supported by Saudi-led GCC troops, fired on civilians with machineguns, tanks and US-made Cobra helicopter gunships.

One of those killed, Jaffar Maioof, from A’ali village, was shot in the back and the legs. Thirty-two-year-old Jaffar had been earlier entreating the armed soldiers who came to crush the pro-democracy movement camped for nearly a month at the Pearl Square.

“We only want peace and democracy,” Jaffar told the soldiers of the Peninsula Shield. “The rights we are fighting for are rights for you too… the right to vote, to work, to have a good house, health and education.”
The soldiers didn’t want to listen, recalled Jaffar’s cousin, Abdulllah, who was with him on that fatal morning.
“They starting firing machineguns from helicopters and tanks,” said Abdullah. “Jaffar was hit in the back and then in the legs. He fell to the ground, but we couldn’t help him because the soldiers were firing at us and they wouldn’t let an ambulance near Jaffar. They shot at the tyres of one ambulance vehicle that tried to reach my cousin.”

The total number of dead civilians since the February 14 uprising in Bahrain is estimated between 25 and 30. It is hard to put an exact figure on the numbers murdered on March 16 and subsequently because of the second violation of international law committed by the Peninsula Shield forces – the immediate targeting of hospitals, medics and the injured in the hospitals.

The prime target was Salmaniya Medical Centre, Bahrain’s biggest public hospital and only a few kilometers from Pearl Square, which had defied ministerial orders in previous weeks to keep its doors open to treat the thousands injured by state violence involving shotguns, high-velocity weapons, tear gas, and rubber bullets fired at point-blank range.

Several of the doctors and nurses at Salmaniya were physically abused when the military attacked the hospital – crimes against humanity on two counts. One senior consultant, Dr Ali Al-Ekri, was arrested while he was conducting surgery. His whereabouts remain unknown. In total, nine doctors and senior nursing staff have been unlawfully detained, accused of being “disloyal” by the regime simply because they adhered to medical ethics to treat dying and injured protesters.

Injured among up to 400 missing

Added to the detained medics, it is estimated by human rights groups that between 200 and 400 injured patients were and continue to be detained by military forces that commandeered Salmaniya and all other public hospitals following the crackdown on March 16.

A spokeswoman for US-based Human Rights Watch said: “We are deeply alarmed by the number of disappeared. And we are even more concerned by the number of people who had been reported missing and who are now being found dead. There seems to be a blatant campaign to silence people by fear,” she added.

In recent days, at least four people have been reported dead after they went missing during the military crackdown. One of them was named as Abdulrazul Al Hujairi (38), from Burri village. He worked as a cleaner at Salmaniya Hospital in Manama and was taken into custody on March 19, according to witnesses. His badly beaten body, including a broken neck, was found the next day near the remote oil fields of Awaali. (His body also bore evidence of deep surgery on his torso – unrelated to the cause of death. See more on this below).

The father of another man Hani Abdulaziz (32), from Belad Al Qadeem, west of Manama, described how he saw his badly injured son being taken away by military police while he was being treated at the International Hospital on March 19. Abdulaziz is believed to have been tortured after he was snatched by a police squad earlier that day. [2] He was taken to a nearby construction site and shot in the legs and arms, said witnesses. The bare concrete room where he is said to have been shot four times at close range bore the evidence of massive blood loss. His father said subsequent inquires with the police failed to produce any information on the whereabouts of his son. His body was eventually released five days later – the same day he was buried. Abdulaziz’s family rejected the official death certificate, which claimed that he was killed in a car accident.

Chemical warfare agents cleared by Washington?

Another violation of international law concerns the alleged use of chemical warfare agents by the Peninsula Shield forces.

One Bahraini senior consultant said: “We are sure that nerve agents are being used against protesters. Hundreds of people have been treated for severe symptoms of nerve poisoning that are quite distinct from exposure to teargas.”

This diagnosis of nerve gas poisoning was verified independently by other senior doctors. One toxicologist said: “I am 100 per cent sure that these people were suffering from nerve gas poisoning. All the symptoms match those of poisoning with organophosphate chemicals that are used as chemical warfare weapons.”

The toxicologist went on to explain that the effects of teargas are relatively mild and shortlived, causing coughing and streaming of eyes for 15-60 minutes. However, the medic noted:  “People were being brought into the hospitals suffering from unconsciousness, severe convulsions, spasms in their hands and limbs, memory loss, vomiting, the loss of voluntary muscle function, leading to urination and diarrhea. These symptoms match closely those of poisoning with organophosphate neurotoxins. Furthermore, we treated people with the drug, atropine, which is an antidote specific to this organophosphate toxicology.”

It should be pointed out that the use of such nerve agents is illegal under the 1993 UN Convention against Chemical weapons, to which the Bahrain state and its Western allies are signatories. It should also be noted that the same toxicology and claims of neuro toxins being deployed against civilian protesters have been reported in the US-backed Yemeni regime. That such a grave violation of international law was conducted contemporaneously by two US-backed regimes strongly suggests that these states were given clearance from Washington.

Claims of organ theft

To the catalogue of crimes against humanity committed by the Peninsula Shield forces are allegations that the bodies of victims of state violence are being used to harvest organs. According to pro-democracy sources, as many as 17 bodies of victims released from military custody show signs of deep surgery from the neck to the abdomen. One of those cases is that of Abdulrazul Al Hujairi, mentioned above.

Another case is that of 15-year-old Sayed Ahmed Saeed Shams, who was shot dead on the night of March 30.in a drive-by shooting by police, say witnesses. The youth was killed by a single bullet entry above the left eye. When his body was returned to the family for burial the next day, the entire upper body had been subjected to deep surgery – surgery that was unrelated to the cause of death. This and several other cases of inexplicable surgery on victims of state violence are fuelling claims of illegal organ theft, claims that at least deserve an international independent inquiry.

Finally, it should be noted that while the US and other Western powers have mounted robust military and diplomatic intervention in Libya in the name of “humanitarian concern”, no such action has been taken for protection of civilians in Bahrain despite clear evidence of multiple violations under international law and notwithstanding the fact that thousands of US military personnel are stationed only kilometers from the scenes of appalling violence. Despite condemnations from the UN’s Human Rights Commissioner and rights groups such Human Rights Watch and Amnesty, Western governments have conspicuously failed to voice unequivocal concern to halt the ongoing repression against unarmed civilians in Bahrain. This is not just a case of hypocrisy and double standards. It points to Western government complicity at the highest level in crimes against humanity. And the glaring Western contradiction between Bahrain and Libya also shows the much-vaunted

Western humanitarian concern in Libya as being nothing but a cynical cover for alterior motives.

Finian Cunningham is a journalist and musician: [email protected], www.myspace.com/finiancunninghammusic

Notes

[1] http://atimes.com/atimes/Middle_East/MD02Ak01.html

[2] http://www.youtube.com/verify_controversy?next_url=http%3A//www.youtube.com/watch%3Fv%3DLzj0UsLrwQE

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Primavera araba, o fine dei tempi?

Posted: April 7th, 2011 | Author: Espedito Gonzales | Filed under: Archivio generale, Complotti, Escatologia islamica, Guerre & Strategie, Islam, Mondo arabo | No Comments »

Primavera araba, o fine dei tempi?

di Enrico Galoppini – 7 aprile 2011 – Europeanphoenix.net


… … … Si è letto di “contagio”, di “emulazione”, di “vento della libertà”. Tutte fandonie. Operazioni simili vengono pianificate da dentro e da fuori, e la massa ‘telegenica’ viene fatta confluire nelle piazze in un modo o nell’altro, per esempio facendo artatamente innalzare vertiginosamente i prezzi dei cereali, la cui “borsa valori” non certo è in mano ai contadini tunisini o egiziani, ma a gente senza scrupoli che ci propina anche gli ogm (“Monsanto”… un nome, un programma). Altri, meno rincitrulliti e/o ingenui, argomentano che si tratterebbe di un “risveglio nazionale”, quasi una seconda puntata della storia cominciata con la creazione di quel “moderno mondo arabo” al quale accennavo in nota, il quale – è bene ribadirlo – originò dalla distruzione pianificata dell’Impero Ottomano prima, durante e dopo la Prima guerra mondiale (la quale ebbe lo scopo principale di cancellare tutti gli imperatori di “diritto divino” – Absburgo, Hohenzollern, Romanov, Ottomani – ed ingabbiare una parte del mondo conquistato nella democratica e contro-iniziatica Società delle Nazioni, poi proseguita nell’Onu; la Seconda guerra mondiale – una specie di seconda puntata della prima – avrebbe completato il lavoro svolto con la Prima, tant’è che sortì anche la fine dell’Impero del Sol Levante nonché l’occupazione statunitense di parte dell’Europa)……………………..(leggi tutto su -TerraSantaLibera.org-)

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Da: http://www.terrasantalibera.org/primavera_araba_fine_tempi.htm