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Criminalità Neocoloniale Francese

Posted: April 7th, 2011 | Author: Espedito Gonzales | Filed under: Africa, Archivio generale, Complotti, Costa d'Avorio, Crimini contro l'umanità, Crimini di guerra, Crimini di guerra francesi, Guerra, Testimonianze | No Comments »

Costa d’Avorio: l’Onu e la Francia si macchiano di crimini contro l’umanità

tre articoli-testimonianza di Francesca Dessì -  aprile 2011 – da Rinascita.eu


Côte d'Ivoire: Les massacres de Ouattara à Duekoue by Nzwamba

Un massacro. Non ci sono altre parole per definire l’operazione militare messa in atto nella notte tra lunedì e martedì dalla Francia e dall’Onuci per “proteggere i civili”. Si parla di 2307 morti e di migliaia di feriti tra la popolazione ivoriana. Un bilancio destinato ad aumentare a causa dell’embargo sui medicinali che rende difficile curare i feriti. Ma il segretario delle Nazioni Unite Ban Ki Moon ieri ha avuto il coraggio di dichiarare con forza che l’Onuci “non partecipa al conflitto in Costa d’Avorio: in linea con il mandato conferito dal Consiglio di Sicurezza, ha agito per proteggere se stessa e per proteggere i civili”.
Secondo il segretario Onu, le forze della difesa e della sicurezza “hanno preso di mira il quartier generale dell’Onu in Costa d’Avorio all’hotel Sebroko, con cecchini che usano armi di calibro pesante, mortai e lancia-granate”. Negli attacchi “quattro caschi blu sono stati feriti”. Di fronte alla “strage” di caschi blu, Ban Ki Moon ha “chiesto il sostegno delle forze francesi” per uccidere più di duemila civili. E il presidente della Francia Nicolas Sarkozy – si legge in un comunicato dell’Eliseo – ha risposto “positivamente a questa richiesta e ha autorizzato le forze francesi a partecipare alle operazioni condotte dall’Onuci per la protezione dei civili”.
Se si trattava di un’operazione di “pace” come mai allora i bombardamenti non hanno interessato solo “obiettivi militari”, ma hanno colpito l’ospedale di Kumasi, quello di Yopougon e quello militare di Abidjan. Hanno bombardato la residenza del presidente Gbagbo e il palazzo presidenziale dove c’erano ammassati da domenica un milione di civili. Hanno distrutto la Radio e Televisione di Stato(Rti).
No, non è stata un’operazione militare mirata a proteggere la popolazione ivoriana. È stato un atto di guerra e una vera e propria carneficina. La fonte di Rinascita, che vive barricata in casa con pochi viveri da dividere con i vicini che ormai non hanno più cibo, racconta che gli elicotteri dell’Onuci hanno sparato sull’unico supermercato aperto dove si era formata una folla immensa per rifornirsi di generi alimentari.
Crimini contro l’umanità di cui la Francia e le Nazioni Unite dovrebbero rispondere davanti ad un tribunale internazionale.
Ma l’ipocrisia non ha limiti. Dopo aver bombardato indiscriminatamente su Abidjan, l’Alto commissario dell’Onu per i diritti dell’uomo, Rupert Colville, ha espresso “profonda preoccupazione per la situazione dei civili in una città così importante, con milioni di abitanti”. In una conferenza stampa, Colville ha manifestato apprensione per il fatto che “armi pesanti vengano usate in zone ad alta densità abitativa e che potrebbero aver causato decine di morti negli ultimi giorni”.
Dello stesso avviso Elisabeth Byrs, portavoce dell’Ufficio Onu per il Coordinamento degli Affari Umanitari che ha definito la situazione umanitaria ad Abidjan “drammatica”, precisando che la “maggior parte degli ospedali e dei servizi pubblici non sono più funzionanti”.
Prima l’Onu si schiera apertamente con Ouattara, sostiene militarmente i militari, bombarda Abidjan e poi esprime preoccupazione per i civili.
Ma la missione di pace delle Nazioni Unite non dovrebbe essere neutrale?
Come mai nel conflitto civile del 2002, subito dopo il tentativo di colpo di Stato di Ouattara, quando i ribelli delle Forze nuove ammazzavano e seviziavano la popolazione civile, causando centinaia di morti e di decine di migliaia di sfollati, la Francia e l’Onu non sono intervenuti rispondendo all’allora presidente Gbagbo, eletto democraticamente nel 2000, che era una “questione ivoriana”. Due pesi e due misure.

E come mai dopo il massacro di Duèkoué, in cui le Forze repubblicane di Ouattara hanno ucciso 800 civili, raso al suolo un villaggio, violentato le donne  e i bambini,  l’Onu non è intervenuto contro il presidente riconosciuto dalla comunità internazionale?

Le prove contro i ribelli sono schiaccianti: “Sono arrivati di giorno, mentre eravamo nei campi. Non ci eravamo allarmati molto, sapevamo che sarebbero arrivati ma pensavamo che avrebbero proseguito per Abidjan. Ci eravamo detti: non sarà come durante la guerra. Vogliono solo dimostrare di avere il controllo sull’intero territorio. Invece hanno ucciso mia sorella di 16 anni davanti ai miei occhi e hanno cominciato a bruciare case e granai” è la testimonianza di Simon Taye, rifugiato ivoriano raggiunto dalla Misna in un assembramento di profughi oltre il confine con la Liberia, dove è arrivato dopo un giorno e mezzo di cammino nella foresta che attraversa la frontiera tra i due Paesi.
L’intera avanzata delle Forze repubblicane, con l’ausilio delle forze francesi e dei caschi blu dell’Onu, è stata accompagnata da massacri, sevizie e stupri. “Era il 15 marzo, non dimenticherò mai questa data. Da giorni non si vedevano forze dell’ordine in circolazione quando uomini armati di tutto punto, gente delle forze repubblicane, sono arrivati nella nostra cittadina, Toulepleau, ultima città ivoriana prima del confine, a circa 130 chilometri di Duekoué,  e hanno cominciato a sparare all’impazzata. Sui civili, donne e bambini disarmati. Alcuni sono stati colpiti alle mani e ai piedi e non hanno potuto scappare a nascondersi tra la vegetazione come ho fatto io” racconta un altro profugo alla Misna.
E ora il terrore ha raggiunto anche la capitale economica: “Abidjan è fuori controllo, si spara, ci sono saccheggi ovunque e cadaveri nelle strade, cominciano a scarseggiare acqua ed elettricità, i colpi d’arma da fuoco sono arrivati anche in ambasciata e non da oggi”. A parlare è l’ambasciatore italiano in Costa d’Avorio, Giancarlo Izzo, contattato dall’Ansa, che ha spiegato che “non si possono fare previsioni sui tempi” della fine della guerra. “Le forze dei due si confrontano da mesi”, osserva Izzo, e “a complicare ulteriormente le cose c’è stato l’intervento militare dei caschi blu e dei francesi, che hanno sparato dagli elicotteri contro le postazioni dei sostenitori di Gbagbo che hanno accusato i francesi di neocolonialismo”.
Intanto la situazione rimane confusa ad Abidjan. Se i media francesi parlano di una sconfitta del presidente Gbabgo, il suo portavoce assicura che le Forze di difesa e di sicurezza hanno ancora il controllo della sua residenza e del palazzo presidenziale e del più importante
accampamento militare ad Abidjan. Una versione confermata dalla fonte di Rinascita, che ha parlato di centinaia di morti invece tra le fila delle Forze repubblicane di Ouattara. Ma circola anche la voce che Gbagbo stia negoziando la resa. Lo ha affermato il ministro degli Esteri francese, Alain Juppé, che detto: “Sono a conoscenza di queste trattative”. Ma sono poco attendibili le notizie riportate dai media francesi. Tanto che il portavoce di Gbagbo ha sostenuto che il legittimo presidente della Costa d’Avorio “è vivo e non si arrende”.

Mosca: ”Attacchi illegali in Costa d`Avorio”

Gli attacchi dell’Onu e delle forze francesi ad Abidjan sono “illegali”  nonché un “tentativo di assassinio”. Lo ha affermato Alain Toussaint, il consigliere del presidente Gbagbo in Europa.
Secondo Toussaint è stata proprio la coalizione internazionale, guidata da Francia e Usa, “a gettare il Paese nel caos”. Il consigliere ha quindi accusato “l’antica potenza coloniale francese di aver equipaggiato, formato e armato la ribellione di Alassane Ouattara”.
Un’accusa che è stata smentita dal Palazzo di Vetro che assicura che anche “se gli uomini di Gbagbo parlano di illegalità” dei raid, l’intervento è invece in linea con “il sesto paragrafo della risoluzione del Consiglio di Sicurezza, approvata il 30 marzo scorso”. Ma tale risoluzione numero 1975 “esortava le parti a cooperare con l’alto rappresentante dell’Ua” per trovare una “soluzione pacifica”.
È un passo fondamentale perché nessun Paese dell’Unione Africana e del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite ha mai autorizzato un intervento militare in Costa d’Avorio. Pertanto l’Unione africana e la Russia hanno sollevato dubbi sulla legalità dei bombardamenti aerei della Francia e dell’Onu su Abidjan.
“Ci sono significative perdite in vite umane in Costa d’Avorio. Certamente l’Unione africana ha fatto pressioni per il riconoscimento di Ouattara ma ciò non significa dover fare la guerra e autorizzare l’intervento di un esercito straniero” ha detto da Ginevra dove si trova in visita il capo di stato della Guinea equatoriale, Teodoro Obiang, attualmente presidente di turno dell’Ua.
Anche il Sudafrica, pur avendo votato la risoluzione sulla Costa d’Avorio, prende le distanze dall’intervento militare: “Non mi ricordo di aver dato un qualsiasi mandato per un bombardamento aereo sulla Costa d’Avorio” ha detto da Pretoria il ministro degli Esteri sudafricano, Maite Nkoana-Mashabane, rimarcando che il Sudafrica “non sostiene ciò che non ha votato”.

Epurazioni e carneficine in Costa d’Avorio

Eccidi ed epurazioni in Costa d’Avorio. Lo hanno denunciato la Croce Rossa Internazionale e la Caritas che hanno accusato le Forze repubblicane di Alassane Ouattara di aver ucciso nei giorni dell’offensiva militare più di 800 civili, perlopiù bambini, donne e vecchi, nella città di Duékoué, nell’ovest del Paese.
“I combattimenti avvenuti fra domenica 27 e martedì 29 marzo nel corso di un’offensiva compiuta dalla Forze repubblicane nella città di Duekoué – si legge nel comunicato della Caritas – sarebbero all’origine del migliaio di morti e dispersi”.
Ma non è solo l’Ovest del Paese ad essere teatro di massacri. La fonte di Rinascita, che vive ad Abidjan, racconta che anche ad est sono cominciate le epurazioni: il villaggio di Blé Goudé, il carismatico ministro della gioventù, che si trova vicino a Guiberoua, sarebbe stato completamente distrutto. Si parla anche qui di centinaia di morti: “le donne prima di essere uccise sono state violentate, quelle incinte sventrate e poi sgozzate”.
A San Pedro, i detenuti liberati nei giorni scorsi dai ribelli di Ouattara sono entrati in una chiesa e hanno sparato facendo decine di morti.
A fronte delle denunce della Croce Rossa internazionale e della Caritas, il segretario generale delle Nazioni Unite Ban Ki Moon ha chiesto al presidente Ouattara di far luce su quanto accaduto durante l’avanzata e di prendere misure severe contro quanti hanno preso al massacro.
È la prima volta dall’inizio della guerra che le Nazioni Unite fanno un’accusa del genere nei confronti del presidente riconosciuto dalla comunità internazionale. Un atteggiamento che ha infastidito non poco il governo di Ouattara che, forte del sostegno degli Stati Uniti e della Francia, si sente intoccabile.
Ally Coulibaly, ambasciatore della Costa d’Avorio in Francia, è infatti passato al contrattacco, accusando l’Onuci di non aver fatto niente per fermare i massacri nell’ovest della Costa d’Avorio.
“L’Onuci dice che ci sono state stragi, ma dov’era l’Onuci? L’Onuci  non era sul posto quando le forze repubblicane sono arrivate, l’Onuci era assente. Pertanto, non può accusare (…), cercando  di offuscare l’immagine del presidente Alassane Ouattara” ha denunciato Coulibaly, alla radio France-Info. L’ambasciatore ha poi confermato che “ci sono stati massacri”, ma ha messo in dubbio la versione della Caritas, bollando l’organizzazione come “troppo vicina alla chiesa” che “non ha mai desiderato la vittoria di Ouattara”. Ma ieri la televisione canadese ha messo in onda un servizio sulla Costa d’Avorio nel quale si dimostra che il massacro di Duékoué è stato compiuto dalle Forze repubblicane.

Prove che hanno “costretto” l’Unione Europea, sempre più in balia del presidente francese Nicolas Sarkozy, a scendere in campo per esortare le forze dei due rivali politici, Ouattara e Gbagbo, a proteggere i civili e a salvare il Paese da “un nuovo conflitto civile”. Lo ha affermato il commissario europeo per gli aiuti umanitari Kristalina Georgieva che appare poco informata sulla situazione ivoriana: la guerra c’è già in Costa d’Avorio. E pure da mesi.
Lo sa bene invece la Francia che ha ieri ha inviato altri 150 soldati ad Abidjan, duemila militari della Legione Straniera, e più di 100 carri armati.
Parigi è in guerra e teme per i francesi che vivono in Costa d’Avorio. Ma la classe non è acqua e il governo di Gbagbo ha assicurato che nonostante le manovre che continuano a “seminare morte” nel Paese “non sarà fatto alcun male ai cittadini francesi”.
Questi ultimi non hanno infatti colpa della politica belligerante del presidente Sarkozy che ha piazzato cecchini sui tetti delle case di Abidjan per impedire a migliaia di persone, disarmate, di raggiungere il palazzo presidenziale di Gbagbo. È successo domenica: un cordone di ivoriani si è stanziato intorno al perimetro della presidenza, unendosi ai giovani patrioti, che hanno ripreso il controllo della Radio e Televisione di Stato (Rti).  Secondo quanto riferito dalla fonte di Rinascita, intere famiglie, giovani e vecchi, donne e uomini, si sono stesi per terra impedendo ai carri armati francesi di arrivare al palazzo presidenziale gridando “meglio morire con onore che vivere da schiavo” oppure “Sarkozy vuole la Costa d’Avorio? Ci dovrà uccidere tutti”.  Non hanno paura di morire perché è più grande il timore di essere “ricolonizzati” dalla Francia.

tre articoli-testimonianza di Francesca Dessì -  aprile 2011 – da Rinascita.eu

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